Bassa produttività del lavoro. Ecco perchè l’Italia non cresce

Per capire che paese siamo potrebbe essere sufficiente guardare un numero, quello della produttività del lavoro, lasciando perdere tutto il resto: il Pil, la maggioranza di governo, l’opposizione e le polemiche relative. Tutto questo perché, come è stato giustamente scritto, ogni cosa comincia e finisce con la produttività.

Non si tratta nemmeno di un concetto difficile: se io faccio scarpe a mano, si tratta solo di misurare quante ne riesco a fare al giorno. Con il passare degli anni, probabilmente, diventerò più bravo e quindi farò più scarpe nello stesso tempo. Tutti, facendo lo stesso lavoro, alla fine diventano più esperti, più veloci, più precisi. E la produttività aumenta.

In termini generali, cioè di paese, le cose sono un po’ più complicate, ma nemmeno tanto: la produttività è semplicemente il Pil diviso per la quantità di lavoro che è servita per produrlo. E anche le comunità nazionali diventano via via più brave, più veloci, più competitive.

Meno l’Italia, verrebbe voglia di dire. Negli ultimi 23 anni (quasi un quarto di secolo) qui da noi la produttività è aumentata mediamente dello 0,4 per cento all’anno. È tanto? È poco?

Confrontiamo. Negli altri paesi europei la crescita media è stata dell’1,5 per cento all’anno: cioè quasi quattro volte quella italiana. Nel 2017 la crescita di questo indicatore, in Italia, è stata circa la metà del corrispondente dato europeo.

Ecco, se si vuole capire il perché di tanti ritardi italiani, questo è il numero da tener presente.

Ma perché la produttività italiana a non cresce? Siamo più tonti degli atri? No, siamo la seconda potenza manifatturiera del Continente e abbiamo una densità imprenditoriale (imprenditori per chilometro quadro) impressionante.

Eppure, deve esistere una spiegazione. Ma quale? Troppa burocrazia: al burocrate della produttività non importa nulla, a lui basta che le norme siano rispettate e che tutti i fogli abbiano i timbri giusti. La stessa cosa si può dire per quei manager che gestiscono imprese sotto il controllo dello Stato: a loro interessa l’eventuale rinnovo dell’incarico, mica l’andamento del bilancio. Infine, se si vuole, nel conto si può mettere anche una certa rigidità del mercato del lavoro (purtroppo in aumento…).

E questo spiega perché la Spagna abbia ormai ritmi di crescita della produttività di livello europeo, mentre noi siamo fermi alla metà. Probabilmente siamo ancora i più bravi, ma facciamo di tutto per essere gli ultimi della classe.

Giuseppe Turani
Informazioni su Giuseppe Turani 56 Articoli
Giornalista economico e Direttore di "Uomini & Business". E' stato vice direttore de L'Espresso e di Affari e Finanza, supplemento economico de La Repubblica. Dal 1990 al 1992 è editorialista del Corriere della Sera, del mensile Capital e dei settimanali L'Europeo e Il Mondo. Ha scritto 32 libri.

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