Luigi De Falco (H2biz): “I big data sono il nuovo petrolio. Chi li controlla, controlla il mercato”

I Big Data stanno trasformando il mondo. Ma cosa sono, chi li controlla e perchè sono così importanti? Ne parliamo con Luigi De Falco, Presidente del Gruppo H2biz e editore di Outsider News, che proprio sui Big Data ha riposizionato il modello di business di alcune sue attività.

Partiamo dall’inizio. Cosa sono i Big Data?
Sono una grande mole di dati (gusti, preferenze, abitudini, tendenze di acquisto…) che alcuni operatori utilizzano per prendere decisioni strategiche. Quando mettiamo un “mi piace” ad un post di Facebook, quando acquistiamo un prodotto su Amazon o, semplicemente, quando navighiamo su Google, ci sono dei sistemi che registrano le nostre azioni e le fanno confluire in grandi database. L’incrocio di tanti dati (tante azioni) generano un profilo di consumo che può essere utilizzato da chi fa pubblicità per proporci solo quello che ci piace (e che, quindi, compreremmo con maggiore facilità) o da chi vuole “guidare” le nostre abitudini, quali che siano (anche i militari americani usano i big data per individuare i potenziali cadetti e convincerli ad arruolarsi).

C’è, quindi, il rischio di un Grande Fratello globale?
Il rischio c’era dieci anni fa, oggi è una certezza, ma non si può fermare il futuro.

Chi controlla il mercato dei Big Data e quanto vale?
Attualmente i maggiori detentori e utilizzatori di Big Data sono i cosiddetti Over The Top (Facebook, Amazon, Google, Twitter), che non fanno neanche fatica a raccogliere i dati sulle nostre abitudini perchè siamo noi a fornirglieli in quantità industriali, spesso spinti dal nostro ego di visibilità sui social network. Ma ormai qualsiasi operatore di qualsiasi settore non può più prescindere dai Big Data, dalla conoscenza approfondita dei suoi potenziali clienti, altrimenti sarebbe fuori mercato. Anche le case automobilistiche utilizzano i Big Data, tanto per fare un esempio.
Quasi tutti gli esperti concordano sul fatto che il mercato dei Big Data varrà nei prossimi dieci anni tra i 150 e i 200 miliardi di dollari. Si tratta di una stima al ribasso perchè non tiene conto di tutti i nuovi operatori che arriveranno sul mercato (le università, alcune già lo fanno, potrebbero decidere di usare i Big Data per selezionare i migliori studenti).

Dei Big Data si può fare un uso positivo o negativo. Potrebbe farci qualche esempio negativo?
Una compagnia assicurativa che si rifiuta di emettere una polizza a copertura del rischio salute perchè dai suoi dati emerge che il richiedente ha scritto sui social network, magari più volte, che ha una salute cagionevole. La compagnia non emette la polizza solo in base ad un post (tracciato dai suoi sistemi o da quelli dei suoi partner da cui acquista i dati, come Facebook) e non in base ad una serie di esami clinici.
Potrebbe sembrare uno scenario estremo, ma ci sono compagnie assicurative che si sono organizzate in tal senso.
Oppure un’azienda che non assume un candidato perchè dai suoi dati emerge che questa persona ha l’abitudine sui social network di lamentarsi di altre aziende. Si sa che le imprese preferiscono perdere un cliente o un candidato piuttosto che prendere uno che, anche solo potenzialmente, potrebbe intaccare la reputazione aziendale. Questo è già realtà, avviene tutti i giorni e i candidati non se ne rendono neanche conto e pensano di essere stati scartati solo per il curriculum.

Come si può evitare che avvengano due casi come quelli da lei segnalati?
Non si può perchè è quasi impossibile prevedere tutte le possibili variabili di incrocio (e utilizzo) di dati provenienti da più fonti (social network, banche, università, ospedali …).
La regola aurea resta il buon senso: fornire meno dati possibili, solo quelli indispensabili ad una determinata azione.
In parte il rischio si attenuerà con l’evoluzione dei sistemi di intelligenza artificiale, che sono il cervello dei Big Data. L’affinamento di questi sistemi ridurrà sicuramente il rischio di prendere decisioni su dati effimeri, ma questo dipende anche dalla volontà delle aziende che cli controllano.

Lei ha dichiarato che il modello Big Data H2biz è differente e punta ad obiettivi diversi dal controllo delle abitudini. Potrebbe spiegarci la differenza?
Diciamo le cose come stanno, non voglio nascondermi dietro a un velo di ipocrisia.
I big data sono il nuovo petrolio. Chi li controlla, controlla il mercato, qualsiasi mercato. La partita è talmente grossa che si è scatenata una guerra per bande a cui partecipano tutti, anche noi. Ma abbiamo deciso di giocare su un altro tavolo e in modo diverso.
Il nostro sistema Big Data, già attivo su H2biz e Outsider News, aggrega i dati in formato anonimo e non è prevista la cessione di dati a terzi. Tutti i dati restano nei nostri sistemi, sono anonimi e possono essere utilizzati (sempre in forma anonima) dalle imprese iscritte a H2biz solo all’interno della piattaforma per fare determinate azioni (es: promuovere un prodotto o determinare il prezzo di equilibrio di un nuovo servizio). Il nostro sistema Big Data porta efficienza e risultati ai nostri clienti senza violare la privacy degli altri iscritti. Su Outsider News i Big Data sono  in grado di analizzare il comportamento dei lettori e di fornire indicazioni operative sulla classificazione delle news, sulle priorità da dare ad un argomento piuttosto che ad un altro, sul tipo di contenuto (audio, video, testo) più in linea con le preferenze di determinate categorie di utenti. L’obiettivo è offrire ai lettori i migliori contenuti editoriali nel momento giusto e con la massima facilità di fruizione (il sistema è attivo solo per gli utenti registrati alla testata).

Quali obiettivi di mercato vi siete posti?
Non ci interessa competere con gli Over The Top, i loro dati sono consumer, noi puntiamo al mercato business. Inoltre, i dati dei colossi di internet sono sempre gli stessi perchè tracciano tutti più o meno le stesse azioni/abitudini, se li scambiano tra di loro e li vendono a chiunque possa comprarli. Quel dato adesso vale tanto, ma un domani varrà sempre meno perchè quando tutti avranno gli stessi dati e li utilizzeranno per fare le stesse azioni, l’efficacia di quelle azioni (es: proporre un prodotto al consumatore giusto) calerà drasticamente.
Noi abbiamo dati unici e profondi. Non ci limitiamo a tracciare navigazione, abitudini e acquisti ma anche i comportamenti pre e post perchè H2biz è parte delle operazioni dei suoi iscritti.
Non siamo dei semplici intermediari, noi prendiamo parte direttamente, per esempio, alle transazioni dei nostri iscritti sui mercati esteri. Non abbiamo il numero di utenti degli Over The Top, ma abbiamo dati profondissimi e unici. Il nostro è un approccio qualitativo e non quantitativo che rispetta la privacy degli iscritti. Su questo puntiamo per fare mercato sul segmento business”.

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