Passione e coraggio. Intervista a Giorgio Rossi, l’uomo che ha riportato la COIN in Italia

Ha avuto coraggio Giorgio Rossi. A 64 anni, dopo una lunga carriera imprenditoriale, ha acquistato (insieme ad un gruppo di partner) la COIN da un fondo inglese, riportando a casa uno storico marchio italiano. Un coraggio e una passione che emergono dalle risposte all’intervista che ci ha concesso.

Dott. Rossi, come ha iniziato, quale è stato il suo primo lavoro?
Ho frequentato il liceo classico a Treviso ed ottenuta la maturità mi sono iscritto alla facoltà di Economia e Commercio al Ca’ Foscari a Venezia.
Ho iniziato ad occuparmi delle attività della famiglia sin dai primi anni dell’università, cercando di imparare i primi rudimenti del lavoro dai nostri vari collaboratori, in primis da mio padre.

Cosa vuol dire nascere a Treviso negli anni ’50?
Sono nato nel 1954, in una mattina in cui la neve aveva completamente ammantato la nostra splendida città, rendendola ancora più ricca di fascino e di poesia. Erano passati solo nove anni dalla fine della guerra ed, in particolare, dal bombardamento degli alleati del 7 aprile 1944 che rase al suolo il centro storico di Treviso, causando oltre duemila morti tra la popolazione civile.
I miei primi ricordi della mia città risalgono agli anni 60, anni in cui era partita la rinascita economica a ritmi molto sostenuti. Ricordo che mio padre nel 1961 iniziò il restauro di uno dei primi importanti palazzi nel cuore di Treviso, commissionando progetto ed esecuzione a grandi firme dell’architettura e del design di allora.
Nel 62 Alta Moda Tessuti, storico negozio di lanerie e seterie, nato prima della guerra, con circa una trentina di collaboratori, si spostò proprio lì. Uno dei primi impianti centralizzati di aria condizionata in tutti tre i grandi piani, ascensori con lift in divisa, marmorini veneziani alle pareti e due splendidi lampadari di Venini disegnati da Carlo Scarpa, a canne piene, che dovevano simboleggiare il drappeggio del tessuto secondo l’indicazione che mio padre fornì al grande Architetto di allora.
“Un’oasi di classe ed eleganza” così venne descritto allora dalla stampa, meta della clientela trevigiana, della nobiltà veneziana e di personaggi famosi del teatro, del cinema, dell’imprenditoria che soggiornavano a Venezia, ad Asolo e in particolare a Cortina d’Ampezzo. 

Quanto è stata importante la figura di suo padre per la formazione del suo carattere?
La figura di mio padre è stata fondamentale nella mia vita e nella mia formazione. Diplomato in violino, amante dell’arte in ogni sua espressione, uomo di grande classe e di profonda educazione e sensibilità.
Fu maestro ed esempio per tanti suoi collaboratori, parecchi dei quali negli anni divennero grandi imprenditori nel mondo della moda.
“Ascolta chiunque e cerca di trarre utili insegnamenti dall’esperienza altrui” era solito ricordarmi mio padre, sempre disponibile a ricevere chi desiderasse parlare con lui, generoso nel dispensare consigli e sempre attento e curioso nell’ascoltare i suoi interlocutori.

Nel 1984 la Erremme SpA, storica attività di confezioni di Treviso fondata da suo padre, va in crisi. Come ha fatto a risollevarla?
Il 1984 è un anno che per molti aspetti vorrei dimenticare, ma che sicuramente è stato fondamentale per la svolta della mia vita. Inizia un periodo di grandi difficoltà, Erremme Spa entra in amministrazione controllata, Alta Moda Tessuti mette fine alla sua storia dopo quasi cinquanta anni di attività e ogni altra nostra società collegata viene in qualche modo coinvolta in questa crisi.
Due anni di duro lavoro per cercare di dismettere l’importante patrimonio familiare per soddisfare almeno in parte fornitori e banche. Una scelta precisa di mio padre che a dispetto dei consigli dei vari professionisti, che gli prospettavano artifizi utili a salvare i beni oggetto di fideiussioni, decise che avrebbe venduto tutto ciò che aveva costruito per far fronte agli impegni presi e per poter andare a testa alta come era stato sempre nel suo stile. Un grande insegnamento per me e, sicuramente, devo a questa sua scelta coraggiosa la mia successiva rinascita che avviene nel 1986 dalle ceneri di attività mutilate. Irrimediabilmente, per fare cassa attraverso i vari realizzi, nasce un’idea, quella di creare un marchio di ispirazione anglo americana, Norton & Wilson, utilizzando un concept raffinato, ispirato ad un vestire classico, elegante e non soggetto alle mode passeggere. Un grande successo che si traduce in pochissimi anni in oltre quaranta miliardi di lire di fatturato, oltre centoventi dipendenti nelle sedi di Treviso e circa 250 abilissime sarte nello stabilimento di Belluno.
I più bei clienti in tutto il mondo e parecchi negozi monomarca diretti o gestiti da partners in varie città d’Italia. Accordi di licenza con marchi prestigiosi e partnership diretta con Ritz Saddler, storico marchio del lusso, presente a Milano, Roma, Bologna e Cortina d’Ampezzo con importanti negozi propri.
Mi viene affidata in quegli anni la guida del Sistema Moda della maggiore territoriale a livello nazionale in qualità di Presidente e di altre significative organizzazioni nell’ambito del mio settore.

Nel 2018 ha costituito la holding Centenary che ha acquisito il controllo della Coin, riportando in Italia un brand storico. Perchè proprio la Coin? Chi sono i suoi partner nell’operazione?
Centenary SpA è un veicolo costituito per perfezionare l’acquisto dell’intero capitale della Coin, successivamente sparito per effetto della fusione inversa avvenuta alcuni mesi fa. 
All’inizio del 2018, un caro amico oltre che socio in altra attività non di questo settore, il dr. Stefano Beraldo, colui che fece il miracolo nei primi anni del 2010 di salvare e sviluppare il Gruppo Coin SPA che allora versava in condizioni critiche, mi propose di partecipare in qualità di socio investitore all’acquisizione della Coin che nel frattempo era stata estrapolata dal Gruppo composto anche di OVS ed UPIM, con i suoi 38 dep stores e circa un centinaio di Coincasa e 450 milioni circa di fatturato sotto insegna. Accettai, insieme ad altri imprenditori, per tre ordini di motivi:
a) difendere l’Italianità del più grande e noto Retailer italiano fondato oltre 100 anni orsono;
b) aiutare, attraverso il nostro intervento ed i nostri progetti di rinnovamento delle varie filiali, i centri storici a rivivere e a ripopolarsi di gente, come alternativa al proliferare di centri commerciali periferici e di outlets che scimmiottano le nostre belle cittadine, senza però riuscire ad avere un’anima e un’autenticità;
c) credere in un progetto ideato dal dr. Beraldo e condiviso dal management della Coin coinvolto direttamente nell’operazione con il 25% del capitale. Il restante 75% del capitale è equamente suddiviso in tre gruppi compatti ed uniti nelle strategie: uno costituito da me e dal dr Beraldo, uno da Enzo De Gasperi ed, infine, il terzo da Jonathan Kafri e il neo eletto Cavaliere del Lavoro Alessandro Bastagli. Siamo tutti presenti in Consiglio di Amministrazione ed io ho accettato con entusiasmo la proposta di fare il Presidente del CdA della Coin SpA.
In questo ultimo anno ho cercato di inserire nei nostri dep stores decine e decine di nuovi importanti brands. Sto continuando in questo upgrading che mi viene spontaneo grazie al mio background e alle mie relazioni.

Quale è la strategia della sua Coin e come si posiziona in un mercato sempre più competitivo?
Dall’11 al 14 giugno Coin Excelsior sarà presente con uno spazio lounge al Pitti Uomo in Fortezza da Basso. Novità assoluta. Mai in 50 anni un Retailer aveva partecipato attivamente da protagonista alla maggior rassegna di moda uomo riservata ai produttori dei più prestigiosi marchi nternazionali.
È un segnale preciso che ho voluto dare di dialogo e di trasparenza verso il mondo dei produttori, degli agenti del settore e dei retailers, che in questi ultimi anni stanno trovando grandissime difficoltà a causa dei costi crescenti delle gestioni, della contrazione della spesa in consumi per abbigliamento e per il dilagare delle vendite online.
La mia vuole essere una ricerca a fare con loro sinergie ed ho organizzato con le maggiori testate di moda tavole rotonde nelle quali illustrerò la nostra politica e cercherò insieme a tutti loro di coordinare un lavoro di squadra utile per tutti in un momento epocale di grandi cambiamenti.

Avete 38 store e 35 milioni di visitatori l’anno. Avete pensato di utilizzare anche le nuove tecnologie per crescere o di espandervi sui mercati esteri?
Il Gruppo ha 38 grandi negozi nei maggiori centri urbani in Italia, 110 Coincasa in Italia e all’estero con programmi di molteplici aperture nel prossimo biennio, 35 milioni di passaggi con conversione di oltre il 30 %. Significa che un visitatore su tre acquista un prodotto nei nostri negozi. Coin sempre più Agorà, ossia spazio aperto per soddisfare curiosità, per fare ricerca, per trascorrere ore piacevoli scambiando opinioni e cercando consigli con un personale attento, preparato e motivato e trovare servizi concentrati in un unico negozio.
Abbiamo puntato sul grande sviluppo del food per rendere Coin meta per aggregazione e socializzazione. La nomina avvenuta da circa un mese del nuovo Ceo, che mi affiancherà in questo processo di rinnovamento, la dice lunga sulla nostra strategia per il prossimo futuro.
Cristina Mollis viene dal Digital e dalla Comunicazione ed ha rivestito ruoli apicali in realtà leader in questo mondo. L’online è nei nostri progetti: uno sviluppo dell’online strettamente legato al negozio fisico, complementare, che aiuti ed indirizzi il nostro cliente nelle sue scelte, ma soprattutto che lo invita a perfezionare il suo acquisto presso le nostre filiali. L’esperienza sensoriale è fondamentale nell’acquisto in particolare di un capo di abbigliamento ed è appagante. Non è pensabile rinunciarvi. 
Ricordo quando da bambino qualche volta andavo nei magazzini dell’Alta Moda Tessuti dove c’erano stipate, in perfetto ordine, centinaia e centinaia di pezze di tessuto e sento ancora, dopo oltre 50 anni, l’odore delle lame e provo ancora una grande emozione che mi condiziona nella scelta quando tocco una giacca o un un pantalone. 

Quale è stata la cosa più difficile che ha fatto nella sua vita?
Non c’è una cosa in particolare che io ricordi come più difficile delle altre nel mio lavoro, tutto per me è difficile in generale perché affronto gli impegni e gli incarichi con grande senso di responsabilità e non posso dire, quindi, che il lavoro sia una cosa facile e semplice.

Cosa pensa dell’Italia di oggi?
Politicamente non voglio esprimermi , ma sono fermamente convinto che in un momento di grande difficoltà per il nostro paese, dovuto agli errori commessi nel passato dai nostri governanti e dei quali oggi portiamo l’enorme peso, sia indispensabile essere uniti, fare sistema e credere nell’Europa che, aldilà di tutte le problematiche connesse, è fondamentale per la sopravvivenza del nostro Paese. E, soprattutto, credere nei giovani che sono più bravi e più coscienziosi di noi e che stanno pagando ingiustamente le colpe delle nostre scelte sbagliate e cervellotiche; vanno incoraggiati, essendo loro la nostra grande risorsa, a provare senza aver paura di sbagliare . Bisogna insegnare loro che i fallimenti personali sono l’esperienza di cui devono andare orgogliosi e sono il loro patrimonio indispensabile per affrontare cammini impervi ed arrivare alla meta.

Lei è noto per essere un grande appassionato di auto d’epoca. Quali sono i modelli che preferisce e perchè le auto d’epoca oggi riscuotono tanto successo?
Mi sono sempre piaciute fin da bambino. Sono un anglofilo e quindi Aston Martin, Jaguar, Triumph ed MG. Credo che ognuno di noi abbia capito che è giusto conservare la tradizione, pertanto, questa attenzione verso le cose del passato sta favorendo la riscoperta di vecchi modelli di auto di cui parecchi di noi, meno attenti, ignoravano anche l’esistenza. Detesto chi dice di amare le auto d’epoca e lo fa solo per una ragione di business.

Se avesse fatto un altro lavoro, cose le sarebbe piaciuto fare?
Sicuramente l’architetto.

Se dovesse dare un consiglio a un giovane che vuole fare l’imprenditore, cosa gli direbbe?
Provare, continuare a provare e non perdersi mai d’animo. E poi di tenere presente sempre l’insegnamento di Platone di fronte alle sfide di ogni giorno: mai prescindere dalla conoscenza, non trascurare il desiderio e ricercare sempre l’emozione.

Informazioni su Marco Blaset 106 Articoli
Giornalista economico della Federazione Svizzera e Direttore di Outsider News.

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