Perchè la corsa dello spread fa male ai nostri mutui

Da qualche settimana ormai lo “spread” è tornato a far parte del nostro lessico. Non se ne sentiva parlare da diverso tempo. Per la precisione, occorre tornare indietro al novembre 2011 quando in Italia raggiunse la quota record di 574 punti costringendo il presidente del Consiglio (Silvio Berlusconi) a recarsi dal Presidente Napolitano per rassegnare le dimissioni che subito dopo conferì il mandato a Mario Monti.

Spread e politica, dunque, sono strettamente legati e collegati, proprio come dimostra la storia più recente con l’approvazione del Def targato CinqueStelle e Lega che, nell’ottica di imprimere alla manovra una chiara virata espansiva, hanno deciso di spingere il livello di deficit-Pil decisamente sopra i valori previsti dai precedenti impegni del Paese: mossa questa che non è affatto piaciuta ai mercati, che hanno reagito in maniera decisamente nervosa, provocando un vero e proprio terremoto che ha portato a una brusca, quanto in realtà prevedibile, impennata di questo indicatore così importante.

Subito dopo l’annuncio, infatti, in avvio di seduta lo spread era balzato a 245 punti, con un picco a 250. Il pieno impatto però si è visto il giorno successivo, venerdì 28 settembre quando ha superato i 280 punti e la Borsa è arrivata a cedere oltre il 4%. L’ultimo gradino, con cui il differenziale è tornato ai massimi raggiunti lo scorso maggio, sopra i 300 punti, anche se il quadro appare meno allarmistico di maggio sui titoli a 2 anni, dove lo spread resta sotto i 200 punti, e su quelli a 5 anni, dove il differenziale è vicino ma inferiore ai 300 punti.

Numeri che ben descrivono come si stia parlando di una sorta di ago della bilancia a tutti gli effetti, capace di fare la differenza che proprio per questo ha immediatamente allarmato il presidente Sergio Mattarella oltre che ovviamente gli operatori finanziari, preoccupati dalle conseguenze della fiammata.

Fin qui abbiamo detto cosa provoca lo spread, ma cos’è lo spread? – Il termine significa “divario” e indica appunto la differenza tra il rendimento dei titoli di stato italiani a 10 anni (i BTP) e gli equivalenti titoli pubblici tedeschi. Un indicatore, come abbiamo illustrato sopra, che fa da ago della bilancia proprio perché considerato termometro dello stato di salute del Paese.

In pratica, se il sistema è considerato solido i titoli sono meno rischiosi per gli operatori finanziari e di conseguenza offrono rendimenti più bassi agli investitori. Se lo spread aumenta, invece, aumentano i tassi di interesse e questo comporta che lo Stato è costretto a spendere cifre più alte per finanziare il proprio debito pubblico. In parole povere, lo Stato è costretto a pagare gli interessi a chi ha acquistato BTP provocando un pericoloso effetto domino che è difficile disinnescare.

Inutile dire che non sono pochi gli italiani che, spaventati dalle possibili conseguenze legate all’aumento dell’indice, temono ripercussioni sulle proprie finanze, già in seria difficoltà, non ultimo un aumento delle rate del mutuo. Ma quali sono i legami tra spread Btp-Bund e mutui, quali le possibili conseguenze su mutuatari o aspiranti tali e ancora, i due fenomeni sono connessi fra loro? A rispondere ci ha pensato un’analisi dettagliata di Facile.it.

Cosa cambia per chi ha già un mutuo?

“Per rispondere alla prima domanda, la connessione fra mutui e spread Btp – Bund, è necessario affrontare l’argomento da due differenti prospettive” – spiega Ivano Cresto, Responsabile mutui di Facile.it – “quella di chi il mutuo lo ha già e quella di chi, invece, ha intenzione di chiederlo in futuro”.

“I primi, chiarisce Cresto, “possono tirare un sospiro di sollievo. Sia se hanno sottoscritto un finanziamento a tasso fisso – che in quanto tale garantisce una rata costante per tutta la durata del contratto – sia se hanno scelto il tasso variabile perché, in questo caso, a guidare l’andamento e le variazioni degli interessi è l’Euribor; indice non connesso all’andamento dello spread Btp-Bund“.

L’Euribor è legato, da un lato ai tassi a cui un panel di banche europee si scambiano denaro tra loro e, dall’altro, al tasso sui depositi stabilito dalla BCE. “Paradossalmente”, sottolinea Cresto “visto che l’Euribor è dipendente dalla politica dei tassi applicata dalla BCE, qualora lo scenario di tensione dei mercati dovesse prolungarsi e contagiare altri Paesi europei, la Banca potrebbe addirittura decidere di intervenire ulteriormente sugli indici, se non per ridurli – visto che sono ormai da tempo in negativo – quantomeno per rimandarne l’aumento che, stando alle previsioni, potrebbe arrivare a partire da settembre 2019″.

Cosa cambia per chi ha intenzione di chiedere un mutuo?

E qui non c’è da stare allegri. Lo scenario, infatti, potrebbe cambiare se si prendono in considerazione i mutui che verranno erogati in futuro. Questi potrebbero effettivamente scontare un aumento dei tassi di interesse, così come spiega Cresto “quello che accadrà ai nuovi mutui dipenderà molto da quanto lo spread Btp-Bund aumenterà e, soprattutto, dal periodo di tempo in cui rimarrà alto. È comunque possibile ipotizzare un aumento dei tassi di interesse per i mutui che verranno erogati in futuro, ma anche in questo caso il rincaro non sarà determinato direttamente dall’andamento dello spread Btp-Bund, né tantomeno dall’aumento di Euribor o Eurirs, quanto piuttosto dalla politica applicata dalle singole banche”.

Il costo del mutuo che il cliente deve sostenere, è bene ricordarlo, è determinato da due componenti; il tasso derivante dagli indici europei (Eurirs o Euribor a seconda che si tratti di un tasso fisso o di uno variabile) e lo spread bancario, diverso da quello Btp – Bund, rappresentante una maggiorazione dell’interesse che definisce il guadagno che l’istituto di credito otterrà dalla concessione del finanziamento.

Sebbene non in modo diretto ed immediato, un legame tra lo spread bancario e quello Btp–Bund esiste. Negli ultimi anni il mercato italiano dei mutui, grazie anche alla diffusione delle surroghe e ad una più serrata competizione tra gli istituti di credito, è stato caratterizzato da una graduale riduzione, se non in alcuni casi addirittura l’azzeramento, degli spread bancari (e dei guadagni) dei singoli istituti sui finanziamenti erogati ai privati per l’acquisto di un immobile.

Se lo spread Btp – Bund dovesse rimanere alto a lungo, il costo del denaro sarebbe maggiore e questo potrebbe avere delle conseguenze negative sui bilanci delle banche che, per far fronte alla situazione, potrebbero decidere di aumentare il loro margine di guadagno sui mutui e quindi aumentare gli interessi pagati dai futuri mutuatari.

Informazioni su Marco Blaset 99 Articoli
Giornalista economico della Federazione Svizzera e Direttore di Outsider News.

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