Quella misteriosa morte di Craxi a Hammamet

Leggo nei vari articoli dedicati alla sua memoria che Francesco Saverio Borrelli sarebbe stato l’unico ad opporsi duramente al ventilato rientro di Craxi dall’esilio di Hammamet. Suppongo che si tratti di un’imprecisione giornalistica. Craxi, a Hammamet, era ufficialmente un latitante e quindi al suo rientro in Italia le manette sarebbero scattate da sole. Probabilmente Borrelli si è limitato a far presente questo: le forze dell’ordine presenti all’aeroporto non avrebbero avuto altra scelta che quella di arrestare l’ex presidente del Consiglio.

Eppure, c’è qualcosa che non mi convince fino in fondo. Cerco di spiegarmi.

Una Vigilia di Natale dei primi anni 90 nel salotto di una bella signora milanese mi capita di incrociare Bettino. La serata, fra panettoni e chiacchiere inutili, si sta trascinando stancamente, quando Bettino, improvvisamente, mi prende per mano e mi trascina in una sorta di nicchia.

Ci conoscevamo, ma non eravamo esattamente amici. Anche se lui qualche anno prima, con una sola telefonata aveva bloccato la mia espulsione per indegnità politica dal Psi pavese: “Ma cretini, tenetevi il Turani, che almeno sa leggere e scrivere”. Dal Psi, comunque, me ne sono andato dopo per conto mio.

Ma torniamo alla serata milanese. Nella nostra nicchia Bettino vuole parlare di banchieri, era tempo di nomine. E di questo si discute.

Ma la cosa importante é un’altra. Davanti a noi c’era un tavolino con sopra un piatto con una meravigliosa piramide di profiterole. Bettino comincia a mangiarli come se fossero state ciliegie. Come tutti, sapevo che soffriva di diabete. E quindi cerco di fermarlo. Risposta: “Fatti i cazzi tuoi”. Bettino poi stai male e vien fuori un casino. Forse un po’ commosso da tanta preoccupazione, mi spiega: “Guarda, stasera esagero, tanto domani mattina mi ricoverano al San Raffaele, siamo già d’accordo, e ci penseranno i medici, ormai mi conoscono, mi metteranno a brodini”.

Questo era Bettino, debole verso le ragazze (gli piacevano molto) e, come tutti i diabetici, verso i dolci. Non so se a Hammamet avesse cambiato stile di vita, ma non credo. A un certo punto, non sta bene e si discute della necessità di farlo rientrare in Italia per le cure adatte. Tutti d’accordo i vertici dello Stato (persino D’Alema). Resta solo l’impedimento di quel mandato d’arresto, che avrebbe imposto alla prima guardia di frontiera che lo avesse avvistato in qualsiasi aeroporto di arrestarlo. E qui si blocca tutto. Craxi non torna in Italia e muore a Hammamet.

E qui si spalancano le porte del mistero. Mi ha sempre meravigliato il fatto che un paese di legulei come il nostro non abbia trovato la scappatoia per una sorta di “importazione temporanea” di un suo ex presidente del Consiglio in pericolo di vita. Ma, se si esclude questa strada, perché non è stata spedita a Hammamet un’équipe medica straordinaria?

L’Italia dispone di una struttura eccezionale, il 31° stormo dell’aeronautica, con aerei attrezzati per gli interventi medici. In passato sono volati fino a Shangai, con medici a bordo, per prelevare un bambino giudicato non curabile dai cinesi, e ricoverarlo a tempo di record al Gaslini di Genova (missione autorizzata, credo di ricordare, da Maria Elena Boschi, rotta polare per fare prima).

La domanda quindi è molto semplice: perché non si è riusciti a spedire un’adeguata assistenza medica a Bettino Craxi?

È vero. Anche da Hammamet rompeva le scatole. È sempre stata una sua caratteristica. Ma era questa una buona ragione per lasciarlo morire?

Giuseppe Turani
Informazioni su Giuseppe Turani 50 Articoli
Giornalista economico e Direttore di "Uomini & Business". E' stato vice direttore de L'Espresso e di Affari e Finanza, supplemento economico de La Repubblica. Dal 1990 al 1992 è editorialista del Corriere della Sera, del mensile Capital e dei settimanali L'Europeo e Il Mondo. Ha scritto 32 libri.

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