“C’è ancora domani” di Paola Cortellesi. Anatomia di un successo travolgente

C’è ancora domani è più di un fenomeno cinematografico: è il Barbie italiano, il film che travalica le mura delle sale (strapiene) e diviene centro del dibattito nella vita e sui social, fenomeno di costume, evento da vedere per poter partecipare ai salotti buoni e alle chiacchiere al baretto. Paola Cortellesi in versione moglie picchiata dal marito alla ricerca di un sua sua identità sembra quanto di più lontano possibile possa esserci dalla patinata e plastica Barbie incarnata da Margot Robbie nel film di Greta Gerwig, eppure la comparazione tra i due film è venuta fuori subito e a ragion veduta.


Barbie C’è ancora domani infatti sono due punti fermi, due importanti segnaposto del 2023 cinematografico. Un anno in cui si è dimostrato, negli Stati Uniti come in Italia, che quello spazio per il cinema che parla di ed è fatto da donne c’è eccome e può essere estremamente redditizio. Il flop al botteghino di The Marvels, che voleva incarnare lo stesso concetto in ambito supereroistico, prova però come non basti mettere una donna davanti e una dietro la cinepresa per far funzionare un film e far decollare il suo botteghino.

L’unico meccanismo automatico di risposta e reazione che questi tre titoli hanno provato è che c’è una certa aria di sufficienza e ostilità che circonda titoli come questi di parte del pubblico maschile: scontrosità che si acuisce in modo direttamente proporzionale al successo che queste pellicole riscuotono. D’altra parte non si può che che rilevare come in campo femminile e femminista l’entusiasmo per una rappresentazione spesso porta a posizioni di un assolutismo sconcertante, che etichettano come nemico chiunque muova qualsivoglia critica, anche e soprattutto se ben argomentata.

Lasciando però da parte il tifo da stadio, cosa ha portato C’è ancora domani di Paola Cortellesi a diventare un fenomeno del botteghino, mentre The Marvels negli stessi giorni ha fatto flop? La risposta, la formula giusta è impossibile da fotografare, ma si possono fare molte ipotesi in merito.

C’è ancora domani: i numeri di un successo milionario

Prima del parlare del perché, è bene inquadrare il cosa, ovvero capire la portata del successo della pellicola di Cortellesi. La pellicola ha infranto la barriera dei 30 milioni di euro d’incasso ed ha superato i 4 milioni di spettatori in sala.

C’è ancora domani ad oggi è il maggior incasso del 2023, ha superato anche Oppenheimer di Nolan, considerato il film dell’anno.

Altro fronte: mercato internazionale. È notizia di queste ore che C’è ancora domani è stato venduto da Vision Distribution in tutti i grandi mercati europei – Francia, Germania, Spagna – e in gran parte delle nazioni del continente, arrivando fino a Israele. Diciotto nazioni si sono aggiunte negli ultimi giorni, tra cui si annoverano anche le anglofone Nuova Zelanda e Australia. Rimane da capire se e come arriverà negli Stati Uniti, ma gli incassi sul continente potrebbero portare a un botteghino complessivo ancora più sorprendente.

Perché C’è ancora domani è un successo inarrestabile al botteghino

Cosa porta dunque tante persone in sala per Cortellesi e così poche per l’ultimo titolo Marvel? Le ragioni sono innumerevoli, concomitanti e in grado di potenziarsi l’una con l’altra. Partiamo dall’ovvio. Posto che non è semplice stabilire quanta influenza abbia ancora la critica sulla decisione del pubblico di vedere un film in sala, C’è ancora domani ha ricevuto ottime recensioni sui media ed è uscito trionfatore dalla Festa del cinema di Roma, mentre The Marvels ha ricevuto recensione abbastanza negative.

Tra le motivazioni meno evidenti c’è sicuramente l’ottimo lavoro svolto da Vision Distribution nel promuovere e distribuire la pellicola. Vision non è nuova a successi di questo tipo, basti ricordare l’ottimo risultato di botteghino ottenuto con Le otto montagne. Produce e distribuisce tanto cinema italiano e, spaziando tra vari generi, quasi tutti gli anni centra una pellicola di grande successo. Già alle giornate del Cinema di Riccione, l’evento in cui i distributori presentano le pellicole agli esercenti, si era capito il potenziale del film, tra gli applausi e le ovazioni del pubblico alla presentazione delle clip. Gli esercenti si fidano di Vision perché lavora bene e propone buoni film, Vision è stata l’unica ad avere due ospiti (qualcuno direbbe talent) in presenza a presentare il film.

Sul palco di Riccione C’è ancora domani ha iniziato la sua promozione nel migliore dei modi, con Cortellesi e Fanelli a spiegare, emozionate e felici, l’importanza del film agli esercenti, ovvero coloro che decidono cosa arriva nelle loro sale. Da lì si è proseguita una campagna promozionale fatta di ospitate, interviste, apparizioni in TV e sulla stampa di Cortellesi gestita in maniera perfetta: continuativa ma non pressante, con Cortellesi spiritosa ma garbata, presente ma non seriosa.

Talvolta anche la cronaca rende un film ancora più attuale e sentito, rafforzando il messaggio della finzione cinematografica. C’è ancora domani è un film che parla di violenza e prevaricazione sulle donne: è arrivato nelle sale proprio nel momento in cui il paese è scosso, sconvolto da diversi fatti di cronaca che spingono le persone a domandarsi, informarsi, fare particolare attenzione a questa tematica.

Ovviamente poi c’è il film in sé: un buon esordio alla regia con ottimi attori, una sceneggiatura basata su una trovata geniale, che fa perdonare altre evidenti forzature. Ambientato nel 1946 del dopoguerra, in bianco e nero, C’è ancora domani guarda ovviamente al neorealismo del passato, ma è una dramamedy, ovvero stempera le tematiche drammatiche con un tono sorprendentemente comico, dolce e amaro. Inoltre è un film che da personale e singolo si fa collettivo e nazionale. La storia della protagonista Delia diventa tutt’uno con quella della figlia, delle vicine, delle donne romane e italiane, fino a confrontarsi con un passaggio storico per il paese: la nascita della Repubblica. L’enfasi e la serietà sono sostituite da un tono scanzonato, da un distacco talvolta pungente molto romanesco.

Le tematiche poi sono più che contemporanee: gender gap salariale, violenza di genere spalmata su tutte le classi, in tutte le case. La sceneggiatura è ancor più contemporanea e vicina a Barbie nei difetti, riassumibili tutti nella piattezza delle figure maschili. Meno male però che c’è “santo Mastandrea” a salvare il film dall’accusa, non del tutto infondata, di aver messo una figurina bidimensionale al posto di un padre padrone crudele sì, ma con una sua tridimensionalità.

Il confronto gli antesignani di questa pellicola – su tutti Una giornata particolare di Ettore Scola (1977) – sarebbe poco lusinghiero, ma proprio come Barbie, C’è ancora domani punta ad essere più generalista, meno pungente e acuto, più inclusivo e speranzoso, senza rimanere cieco alle difficoltà, ma senza mai lasciarsi dietro la speranza. Un approccio che emoziona sia chi il dopoguerra l’ha vissuto sia chi arriva al cinema con la borsetta di tela con su scritto “Nino Sarratore Omm’ e merd”.

Altro fattore che fa parte dell’equazione e sarebbe davvero bello poter quantificare: il pubblico ama la Cortellesi e sembra aver voglia di vederla in un progetto che ha capito per lei contare molto. C’è ancora domani è una pellicola più personale della marea di film precedenti in cui l’abbiamo conosciuta come attrice e non solo perché è il suo esordio alla regia.

Richiama in sala un pubblico stratificato, diversificato per età: c’è chi va in sala perché sa ancora a memoria gli sketch di Magica Trippy e le imitazioni più corrosive della comica di Mai dire, c’è chi l’ha conosciuta con commedie non sempre brillanti, c’è chi ne è diventato ammiratore da quando Cortellesi ha perso per strada un po’ di spigolature, rimanendo talentuosissima tuttofare, ma acquisendo la capacità di essere in qualche modo rassicurante, senza scivolare nel conformismo. Dati scientifici in questo senso non ce ne sono, ma per osservazione diretta spiace sottolineare come il pubblico sia in larga parte femminile, più spostato sull’età avanzata che sulla giovane.

Perché d’accordo il successo, ma quella diffidenza con cui un certo tipo di spettatore maschile evita qualsiasi pellicola non gli proponga personaggi e tematiche che sente sue, in quanto maschili e “maschie”, è il vero boss finale che questo genere di film continueranno a combattere, siano flop o successi strepitosi.

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