Come funziona il Metaverso, il mondo virtuale che vuole sostituire quello reale

Metaverse, o se preferite “metaverso” in italiano. Che cos’è? Un mondo virtuale, ancora abbastanza ipotetico, al quale si può accedere da una particolare tecnologia di realtà virtuale (VR) e realtà aumentata (AR). Si tratta di una sorta di Internet di “livello superiore”, che andrebbe a sovrapporsi al mondo fisico. 

Come funziona? Le persone che si collegano al metaverso fanno parte del mondo fisico, come tutti gli altri, ma possono vedere e interagire con cose che gli altri non vedono, perché appartengono a un mondo virtuale.

Non esiste ancora una definizione unica di metaverso. Anziché utilizzare un computer, nel metaverso basterebbe usare un auricolare o un visore 3D per entrare in un mondo virtuale che collega tutti i tipi di ambienti digitali.

A differenza della realtà virtuale, utilizzata principalmente per i giochi, questo nuovo mondo virtuale potrebbe essere utilizzato praticamente per qualsiasi cosa: lavoro, concerti, viaggi, cinema. Volendo, anche come surrogato dell’uscire di casa per incontrare altre persone, tramite un avatar 3D, una rappresentazione digitale di noi stessi.

L’annuncio di Mark Zuckerberg

Si sente molto parlare di metaverso in questo periodo. Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook (ora Meta) ha dichiarato il 28 ottobre scorso: “Siamo all’inizio di un nuovo capitolo per Internet, ed è anche un nuovo capitolo per la nostra azienda”, annunciando il metaverse e Meta, il nuovo nome di Facebook, termine che deriva dalla parola greca che significa “oltre”.

“D’ora in poi, saremo metaverse-first, non Facebook-first. Ciò significa che nel tempo non avrai bisogno di un account Facebook per utilizzare i nostri altri servizi”, ha scritto Zuckerberg nella lettera ai founders.

In una recente intervista apparsa su The Verge, il fondatore di Facebook lo descrive come “il successore di Internet mobile”, una sorta di “Internet incarnato, in cui invece di visualizzare solo i contenuti, ci sei dentro”.

Da dove viene il concetto di metaverso? Il termine è opera dello scrittore Neal Stephenson che lo utilizza nel suo romanzo di fantascienza del Snow Crash, del 1992, ambientato in un futuro prossimo in cui mondo virtuale e fisico sono fortemente interconnessi.

Stephenson immagina il metaverso come una immensa sfera nera di 65.536 km di circonferenza, tagliata in due all’altezza dell’equatore da una strada percorribile anche su una monorotaia, che ha 256 stazioni, ognuna a 256 km di distanza. Su questa sfera ogni persona può realizzare in 3D ciò che desidera: negozi, uffici, locali pubblici e altro, il tutto visitabile dagli altri utenti.

Da Facebook, diecimila assunzioni per il metaverso nei prossimi anni

Il metaverso ha suscitato grande entusiasmo tra gli investitori e le big tech. Per Facebook si tratta di una priorità, tanto che ha già investito 50 milioni di dollari nel finanziamento di gruppi senza scopo di lucro per aiutare a “costruire il metaverso in modo responsabile”. Tutto questo, però, non avverrà in tempi rapidi: l’idea impiegherà 10-15 anni per avverarsi. Intanto ha già annunciato l’intenzione di assumere 10mila persone in Europa per lo sviluppo del metaverso. In tutto, si parla di un investimento da 10 miliardi di dollari.

L’estate scorsa, Facebook ha creato un nuovo team appositamente dedicato allo sviluppo del metaverso, in seno alla divisione di realtà virtuale Reality Labs, guidata da Andrew ‘Boz’ Bosworth, l’autore delle cuffie Oculus. Il team è composto da specialisti di Instagram, Facebook Gaming (videogiochi) e della stessa Oculus.

Ma il metaverso a qualcuno non piace

Frances Haugen, l’ex product manager di Facebook che a ottobre ha rivelato che Facebook darebbe priorità al profitto rispetto alla sicurezza degli utenti e programmerebbe i suoi algoritmi per promuovere contenuti divisivi,  è preoccupata per la capacità di Meta di controllare ciò che viene pubblicato nel mondo virtuale. In una intervista ha dichiarato che gli stessi problemi che ha già denunciato potrebbero ripetersi nella realtà virtuale del metaverse. “Facebook non ha pensato alla sicurezza fin dalla progettazione”, ha detto.

La Haugen è convinta che piattaforme come TikTok, dove una piccola parte dei contenuti genera la maggior parte delle visualizzazioni, siano più facili da moderare rispetto al modello più distribuito di Facebook. Negli spazi virtuali sempre più ampi di Meta, moderare i contenuti, rimuovere la disinformazione e tracciare i trasgressori potrebbe essere una difficile sfida, perché le interazioni non vengono registrate.

Realtà virtuale e suoi sviluppi

Abbiamo già detto che il metaverso fa uso della realtà virtuale. Fin qui niente di nuovo, dal momento che la sua nascita risale agli anni ’80, a opera dello scienziato informatico Jaron Lanier, con la sua VPL Research, Virtual Programming Languages. Dopo trent’anni, la realtà virtuale (VR) e la realtà aumentata (AR) non si sono affermate come qualcuno aveva previsto. Oculus VR, il visore per la VR realizzato dalla omonima società acquisita da Facebook nel 2014, è niente più che un gadget di livello consumer. La realtà virtuale, ai suoi esordi, sembrava dover essere il futuro tecno-utopico, ma, insieme alla realtà aumentata, si è imbattuta in un ostacolo che ne ha frenato la diffusione: la consuetudine delle persone a relazionarsi fisicamente. VR e AR si sono affermate, quindi, maggiormente nell’industria.

Le aziende interessate al metaverso

Da una parte c’è Facebook, che ha investito molto nella realtà virtuale attraverso i visori Oculus, rendendoli più economici dei rivali (forse anche in perdita secondo alcuni analisti). Sta anche realizzando app VR per i social e per il lavoro, comprese alcune che interagiscono con il mondo reale. Il metaverso, però, nelle intenzioni di Zuckerberg “non sarà costruito da un giorno all’altro né da una singola azienda”.

Altre società potrebbero essere quindi interessate. Quali? Epic Games, che produce Fortnite, gioco multipiattaforma free to play, ad esempio. I giochi multiplayer online condividono i mondi interattivi da tempo; non sono il metaverso, ma hanno idee in comune. Negli ultimi anni, Fortnite ha ampliato il suo prodotto, ospitando concerti, eventi del brand e altro ancora all’interno del proprio mondo digitale.

Ci sono altri videogame che si stanno avvicinando all’idea del metaverso; Roblox, ad esempio, una piattaforma per migliaia di singoli giochi collegati a un ecosistema più ampio.

C’è poi Unity, una piattaforma di sviluppo 3D, che sta investendo in “gemelli digitali“, ossia copie digitali del mondo reale. La società di hardware grafico Nvidia sta realizzando il suo Omniverse, che viene descritto come “una piattaforma per connettere mondi virtuali 3D” e che è stato presentato al recente Ces di Las Vegas.

Il metaverso non è un videogame

Il metaverso potrebbe apparire, quindi, come una forma evoluta e molto sofisticata di videogame. In realtà è molto di più: al centro c’è l’interazione umana e sociale.

Facebook ha già sperimentato un’app per riunioni in realtà virtuale: Workplace, e uno spazio sociale chiamato Horizons, che utilizzano entrambi sistemi di avatar. Un’altra app di realtà virtuale, VRChat, è interamente incentrata sull’incontrarsi online e chattare, con l’obiettivo dell’esplorazione degli ambienti e dell’incontro fra le persone.

Potrebbero esserci, però, molte altre applicazioni. In una dichiarazione al Washington Post, il Ceo di Epic Games, Tim Sweeney, ha dichiarato di immaginare un futuro in cui una casa automobilistica, per pubblicizzare un nuovo modello “lascerà la sua auto nel mondo digitale in tempo reale e chiunque sarà in grado di guidarla”.

Seguendo questo modello, in futuro, quando faremo shopping online proveremo i vestiti in una realtà digitale, ossia virtuale, prima di ordinare quelli che ci saranno consegnati nel mondo reale.

Stiamo assistendo alla nascita del “metaverse marketing”, come lo ha definito la rivista Forbes.

Metaverso: si può prevedere il futuro?

Il metaverso sembra offrire una versione ordinata e razionalizzata del mondo. È chiaro che siamo ancora alle prime battute; l’evoluzione del metaverso si disputerà tra i colossi della tecnologia nel prossimo decennio, o forse anche oltre. Ad oggi è dunque difficile prevederne gli sviluppi e capire quanto potrà incidere nelle sue concrete applicazioni la preferenza delle persone per la realtà fisica rispetto a quella virtuale.

Molti osservatori si dimostrano scettici circa il reale successo che potrebbe riscuotere il metaverso. Brent Mittelstadt, ad esempio, ricercatore senior in etica dei dati presso l’Oxford Internet Institute, ritiene il potenziale impatto sociale del metaverso tutt’altro che certo. “Se diventasse dirompente, ad esempio conducendo le persone ad andare ad appuntamenti virtuali anziché incontrarsi, sarebbe molto difficile dire quale effetto avrebbe sulla natura delle relazioni, nello stesso modo in cui era difficile prevedere l’impatto che i social media avrebbero avuto quando erano solo un’idea”. Egli è del parere che il metaverso sia, per Facebook, principalmente un modo per fare più soldi. “Se riesce a farti passare molto tempo lì, sta raggiungendo il suo obiettivo di raccogliere più dati e monetizzarli. Avrebbe più fonti di dati di quelle attualmente esistenti che vengono combinate e incanalate attraverso questa cosa che è il metaverso”.

Al di là del notevole interesse suscitato in questo periodo, non resta che attendere gli sviluppi futuri per capire quale sorte spetterà al metaverso e se le aspettative di Mark Zuckerberg saranno centrate.

Informazioni su Pierluigi Sandonnini 3 Articoli
Giornalista pubblicista dal 1991. Ha collaborato con numerose testate in vari settori: dall'audio video alle telecomunicazioni e internet. Attualmente lavora come free lance per Panini Magazines, Edizioni Master e SEI Comunicazione.

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