Francesco Leone: “Dalle crisi si esce investendo sul lungo termine”

In questa delicata fase storica, caratterizzata da conflitti asimmetrici e alleanze politiche variabili, l’andamento dell’economia è il termometro che da la misura delle ripercussioni delle tensioni geopolitiche in corso sulla vita di tutti i giorni. Le previsioni volgono al peggio e per comprendere le prospettive economiche dell’Italia abbiamo intervistato Francesco Leone, consulente aziendale, esperto di crisi d’impresa e autore del libro “L’Alfabeto dell’Imprenditore“.


Lei è un esperto di crisi d’impresa. Quale è l’aspetto più critico dell’attività aziendali che gli imprenditori sottovalutano?
Nell’ambito della mia esperienza l’aspetto più sottovalutato o, meglio, non adeguatamente valorizzato in molte aziende sono i numeri, ovvero i dati oggettivi sui cui fondare correttamente analisi, valutazioni, strategie e scelte conseguenti. Non sto dicendo che gli imprenditori non sappiano quanto fatturino, o quanto paghino di stipendi ma, spesso, pur in aziende con fatturati milionari, il focus è quasi tutto sulla liquidità aziendale, in particolare quella disponibile ( anche per affidamento) sui conti correnti.
La liquidità è solo uno dei dati disponibili in azienda e, molte volte, il suo aumentare o diminuire è frutto di politiche aziendali di breve termine, non sempre sane per l’azienda stessa, piuttosto che un effetto di azioni di management di medio o lungo termine. Un’azienda cresce nel medio – lungo termine se la sua impostazione manageriale e strategica è corretta e, ora, anche adeguata a quanto richiesto dal Codice della Crisi di impresa; per arrivare a questo, l’imprenditore deve avere piena padronanza di tutti i numeri aziendali e non solo di alcuni, spesso neanche troppo significativi.

Dal suo osservatorio privilegiato quali sono le prospettive di crescita delle piccole e medie imprese italiane e quali settori considera trainanti per i prossimi cinque anni?
Le prospettive economiche per il nostro Paese non sono rosee a causa di una concomitanza di fattori socio -economici e politici, sia interni che esterni. Io credo che il nostro tessuto imprenditoriale italiano stia vivendo una rapida trasformazione: seppure con una vocazione al piccolo o al micro è, indubbio, che stia aumentando la tecnologia, la digitalizzazione e l’apertura delle aziende verso l’esterno e verso l’estero. Quindi, meno manifattura o meccanica pesante e, relativamente, più crescita di settori a maggiore innovazione e più “leggeri” in termini di investimenti. La crescita potrà continuare solo se i nuovi imprenditori sapranno cogliere e sfruttare al meglio le enormi possibilità offerte dal mercato globale attraverso internet, e – commerce e social media. Tra i settori che vedo più interessanti inserirei: meccanica ed applicazioni di precisione per l’industria,  servizi innovativi e di qualità connessi al turismo, agroalimentare di qualità, nautica e servizi collegati, informatica connessa allo sviluppo della Intelligenza Artificiale.

Perchè ha deciso di scrivere il libro “L’alfabeto dell’imprenditore”? Come è nata l’idea?
L’idea del libro “L’alfabeto dell’Imprenditore” , sia nella prima che nella seconda edizione, nasce dalla constatazione, in quasi 30 anni di attività professionale, che gli imprenditori sono troppo spesso e troppo intensamente concentrati sul “prodotto” o “servizio” commercializzato dall’azienda per avere il tempo, la voglia e la possibilità di formarsi e conoscere meglio gli altri numerosi aspetti legati alla gestione aziendale. Con “L’alfabeto dell’Imprenditore” io ho preso in considerazione una serie di concetti di economia, finanza, management, marketing, organizzazione, risorse umane e altri per dare a chi legge lo spunto di base per comprendere quell’argomento. Gli argomenti che saranno più utili o interessanti potranno essere approfonditi ulteriormente. E’ una cassetta con 52 attrezzi potenzialmente utili all’impresa. Sarà chi legge a scegliere quali sono utili oggi o potranno essere utili in futuro. Garantisco, però, che tutti gli attrezzi sono utili.

Lei è pugliese. Secondo lei non sarebbe giusto puntare ad una crescita del Mezzogiorno che vada oltre il solito binomio turismo e gastronomia?
In teoria è giusto. In pratica le direttrici di sviluppo delle imprese in Puglia sono, secondo me, per certi versi, contraddittorie e divergenti. Da un lato il comparto enogastromico e turistico; dall’altro quello dell’alta tecnologia e dei servizi. Quest ultimo è fortemente incentivato e ha di buono che a volte va a riconvertire spazi abbandonati o inutilizzati.
La vera domanda è che tipo di impatto può avere in termini reali di incremento dei posti di lavoro e con quale prospettiva. Le maxi assunzioni fatte dalle multinazionali saranno durature e affidabili o tra qualche anno vedremo maxi tagli allo scadere delle agevolazioni?
Io credo che lo sviluppo auspicabile per il Mezzogiorno sia un rafforzamento e un aumento dimensionale , a prescindere dal settore economico, che porti le micro e piccole imprese a diventare relativamente più forti e , se possibile, a invertire il trend di urbanizzazione e gentrifcazione delle grandi città per arrestare lo spopolamento dei piccoli centri, con il risultato di tornare ad avere un tessuto economico che tragga la sua forza dalla diversificazione e dalle singolarità. La storia della grande impresa in Italia è sempre stata travagliata e credo che questo non sia il momento storico per smentire questo teorema.


In un sistema paese caratterizzato da uno scarso supporto delle istituzioni cosa possono fare gli imprenditori per affermarsi sui mercati esteri?
L’internazionalizzazione nelle sue diverse forme è uno degli asset strategici di sviluppo attuale e futuro delle imprese. Dal semplice e – commerce che vende in tutto il mondo alla apertura di filiali e stabilimento all’estero, ognuno può trovare il proprio giusto modello di crescita. La grande attenzione e simpatia dei consumatori di tutto il mondo verso il brand “Italia” sono un formidabile volano da sfruttare per affermarsi all’estero. Dalle vetrine online, alle fiere alle mille possibilità di networking e partnership anche grazie a Simest, ICE e Camere di Commercio sono sicuramente alla portata di quasi tutte le imprese. Gli imprenditori, anche grazie a validi consulenti, devono capire cosa può fare meglio al proprio caso, anche muovendosi per step, e poi agire.

Ha da poco lanciato una nuova iniziativa, Azienda Top. Di cosa di tratta?
AziendaTop.it è un giornale online che parla di imprese di successo. Ogni giorno trattiamo storie di imprese, di imprenditrici e di imprenditori che hanno avuto e hanno la capacità di lanciare o mantenere un business forte, proficuo, storico, vincente o innovativo, interessante o utile. Lo ho fatto, tramite la Associazione Culturale Be-ARTI, di cui sono presidente, con la finalità di dare una voce al tessuto imprenditoriale italiano che, spesso, non è intercettato dai grandi giornali ma che costituisce l’ossatura economica e la storia economica e sociale del Paese. Con questo sforzo editoriale, e grazie al prezioso lavoro della direttrice Cinzia Ficco e degli altri giornalisti ed esperti che vi collaborano, abbiano l’obiettivo, o meglio il sogno e la presunzione, di aiutare la crescita economica dell’Italia.  Può sembrare pretenzioso ma, non dimentichiamo, che un Paese cresce se cresce ognuno di noi e, quindi, le singole aziende.

Informazioni su Marco Blaset 152 Articoli
Giornalista economico della Federazione Svizzera e Direttore di Outsider News.

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