Quanto è importante saper parlare in pubblico per avere successo. Intervista a Michele Micheletti

Nell’era della comunicazione perenne e multicanale saper parlare in pubblico è diventato determinante per avere successo nella vita, qualunque sia l’attività che si svolge. Essere convincenti, efficaci e naturali di fronte ad una platea è un’arte che si impara. Cerchiamo di capire i segreti di questa arte con Michele Micheletti, esperto di marketing e comunicazione che al Public Speaking ha dedicato buona parte della sua carriera.

Come ha iniziato? Quale è stato il suo primo lavoro?
Ho iniziato come venditore e ho avuto la fortuna di avere degli ottimi “maestri” che mi hanno trasmesso, oltre alle tecniche basilari,anche l’importanza dei valori, dell’etica e il rispetto delle decisioni altrui. Mi è sempre stato insegnato che è necessario recepire gli esiti positivi e negativi di una vendita come fossero dei feedback di una qualsiasi comunicazione: un rifiuto tendiamo a processarlo da un punto di vista soggettivo e personale, un feedback è una risposta di merito che ci segnala la non avvenuta efficacia di una comunicazione e che, quindi, ci permette di non rifare lo stesso percorso una seconda volta.

Perchè la formazione, un settore così inflazionato?
Quando ho iniziato ad occuparmi di management di prodotto e di marketing in modo più specifico, mi è anche stato chiesto di svolgere un’attività di formazione sia per i clienti che per la forza vendita: spiegare i prodotti in modo creativo, ampliare i contesti di riferimento, creare identità e valore. Ho scoperto che svolgere questa parte, il contatto con l’aula, mi regalava un senso di completamento che le altre aree del mio lavoro non riuscivano a darmi: l’attenzione delle persone, i feedback, vedere i cambiamenti dei partecipanti. Per un periodo ho svolto tutte e due le mansioni e poi sono passato totalmente alla consulenza e alla formazione vera e propria. Il settore è inflazionato, ma ogni formatore pensa che il proprio metodo sia migliore di quello degli altri.

Quali sono le maggiori difficoltà che ha incontrato?
Sono quelle legate alla capacità di dire di no. La formazione fatta bene, quella legata ad ottimi feedback di risposta, produce quasi sempre un ampliamento di richieste da parte del cliente che si inseriscono nel circolo della fiducia che siamo stati in grado di generare. Non è possibile fare tutto, quello è il momento di rifiutare un incarico che potrebbe distoglierci dal nucleo della nostra attività oppure di ristrutturarci come qualcosa di diverso. Flessibilità.

Cosa pensa dell’approccio degli imprenditori italiani alla formazione?
L’imprenditore medio fatica ancora a capire l’importanza della formazione in azienda, sia per se stesso che per il suo personale. Ma le cose in realtà stanno cambiando. Notiamo un interesse diffuso allo sviluppo di certe competenze che rientrano nell’area delle soft skills, soprattutto quelle legate alla possibilità di allineare il personale lavorativo allo schema di valori, alla visione e alla mission dell’azienda. Molte delle realtà che vediamo lamentano un fortissimo fuori asse tra quello che  dicono nei loro statement e quello che il personale verifica nel loro operato diretto, questo provoca un corto circuito interno che si traduce spesso in cali di produttività e malesseri relazionali.

Cosa la distingue dagli altri coach?
Per la realizzazione del metodo che uso nell’approccio aziendale e personale ho tenuto di conto di tutto quello che ho visto funzionare in questi 28 anni di attività, ma anche di tutto quello che ho visto essere improduttivo, fuorviante e ridondante. Ho visto decine di formatori all’opera. Ho partecipato a centinaia fra congressi, corsi, master-class, serate, master, iter di specializzazione, etc… La mia mission è sempre stata quella di riuscire ad effettuare una sintesi operativa delle cose e dei metodi imparati. L’approccio evolutivo che seguiamo oggi credo possa definirsi il criterio distintivo di base per poter definire la qualità del nostro lavoro, in un mondo dove tutti cercano “l’effetto wow” di superficie, noi, come altri,  proponiamo l’evoluzione. Questo lo ricerchiamo nella comunicazione, nel nuovo marketing, nel management e nelle altre situazioni che curiamo.

Se dovesse spiegare a un giovane il valore della formazione, cosa gli direbbe?
Sono quindici anni che mi occupo di public speaking e i nostri corsi sono sempre molto ben frequentati da professionisti, manager, imprenditori, docenti e altre categorie. Il parlare in pubblico è una materia della quale penso di conoscere ogni ambito. In realtà non è così, non passa un anno dove io non partecipi come discente ad un corso o master di public speaking. La formazione non è solo il contenuto che viene erogato, la formazione è in grandissima parte l’acquisizione delle qualità intrinseche e soggettive del formatore stesso. Assorbiamo di un formatore la sua qualità di essere formato dal punto di vista umano-relazionale, oltre che la sua preparazione e la prima di queste due caratteristiche è impagabile. Non è possibile smettere di investire nella propria formazione personale.

Se avesse fatto un altro lavoro, cosa le sarebbe piaciuto fare?
Ho già fatto un altro lavoro, ma questo mi piace di più.

Informazioni su Marco Blaset 108 Articoli
Giornalista economico della Federazione Svizzera e Direttore di Outsider News.

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