Trasformare l’Ilva di Taranto in un polo nautico (e dimenticare l’acciaio)

Acciaio si, acciaio no? Salute o lavoro? L’ennesima diatriba all’italiana fa da sfondo alla clamorosa chiusura degli stabilimenti Ilva di Taranto. Nell’attesa di una pronuncia della Consulta, vorrei fare una proposta concreta: invece di litigare sull’Ilva, perchè non trasformare Taranto nel più grande polo nautico del Mediterraneo?

La produzione di acciaio è un business dell’800, con margini sottili (mediamente 1/2%) e tassi di inquinamento elevatissimi, che sta per essere soppiantato, anche in campo industriale, dai materiali compositi (carbonio, carbo-titanio, alluminio-magnesio).

Riconvertendo gli stabilimenti Ilva si potrebbe creare un marina strepitoso (3/4.000 posti barca) al centro del Mediterraneo che diventerebbe il crocevia delle rotte (turistiche e commerciali) per il Nord Africa, il Golfo Persico e l’Asia minore.

Qualcuno obietterà che un’operazione del genere sia già stata tentata con gli stabilimenti Italsider di Bagnoli (Na). Ma a Bagnoli la situazione era diversa e gli obiettivi erano al ribasso. Il lungomare “sfruttabile” è di pochi chilometri e i fondali sono troppo bassi per le moderne navi da crociere e le super petroliere. Bagnoli era un progetto (fallito) di riqualificazione di un ex area industriale e non il progetto di un vero polo nautico d’eccellenza.

Taranto, invece, ha un lungomare infinito, fondali alti e una posizione strategica: al centro del Mediterraneo e con lo “sguardo” rivolto a Oriente, l’area a più alta crescita del mondo. Senza dimenticare che Taranto è già il terzo porto italiano per flusso di merci (40 milioni di tonnellate, dato 2011, fonte Assoporti).

Parliamo di numeri. Tra crociere, cantieri navali (costruzione e rimessaggio), nautica da diporto, shipping (trasporti commerciali) e servizi annessi (bar, ristoranti, centri sportivi …), il polo nautico di Taranto potrebbe generare un indotto 2 o 3 volte superiore a quello di Marsiglia, salvando anche gli operai Ilva dal licenziamento (riposizionandoli in nuove mansioni).

A volte dimentichiamo che l’Italia è una penisola e che il mare è l’unica materia prima che abbiamo.

Informazioni su Luigi De Falco 16 Articoli
Imprenditore e pilota da corsa. Fondatore di Outsider News, Presidente del Gruppo H2biz (H2biz, FashionBiz, MotorSponsor, H2biz Aerospace, Giano) e coordinatore della task-force italiana per l'area di libero scambio UE-USA.

3 Commenti

  1. Proposta interessante, anche perché basata sul pensiero “laterale” (non insistere nella stessa soluzione, ma cambiare paradigma).
    Però ho appena letto un articolo che dice che gli USA vogliono farne un loro grande porto militare, quindi la proposta dovrebbe tenerne conto, magari accertando l’attendibilità della notizia (o supposizione che sia).

  2. Interessante punto di vision, anche ben argomentato. Potrebbe, meglio di me, essere commentata da chi possiede statistiche corrette. Mi pare però di intravvedere per l’acciaio, anche se i margini sono bassi (io possiedo solo quelli aggragati di Siderurgia e Metallurgica 0,87 % Netto), mercati ancora potenziali almeno per una trentina di anni (impiantistica tanto per citarne uno). Al momento non mi permetto di esprimere proposte. Nel caso mi venisse qualche idea seria, concrete a poossibile, mi permetterò di comunicarla.

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