Un piano B per Tesla. Riuscirà a salvarsi il pioniere delle auto elettriche?

Ristrutturazione, vendita o fallimento? Sono le ipotesi su cui gli analisti stanno ragionando in merito a Tesla. Il gruppo automobilistico creato da Elon Musk viaggia in cattive acque dopo i conti deludenti del primo trimestre. Solo nell’ultimo mese il titolo ha perso il 30 per cento, con un tonfo di oltre il 46 per cento da inizio anno (oggi però le azioni segnano un rimbalzo del 4 per cento).

Precipita anche la capitalizzazione, scesa a 31 miliardi di dollari, una cifra che riscrive la classifica a Wall Street dei costruttori di auto con Ford che ritorna in testa grazie a una capitalizzazione di 38 miliardi di dollari, frutto di una crescita del titolo da inizio anno di oltre il 25 per cento.

Il 2019 è iniziato male per Tesla. Nei primi tre mesi dell’anno le consegne sono calate del 31 per cento fermandosi a 63.000 vetture, circa 30.000 auto in meno rispetto al record di 90.700 auto consegnate nel quarto trimestre 2018. Ciò ha creato una caduta del 41 per cento del fatturato, crollato a 3,72 miliardi di dollari, contro i 6,3 miliardi del trimestre precedente. Secondo il Wall Street Journal non si tratterebbe di un ritardo nella produzione. Il problema sarebbe nella domanda da parte del mercato, a quanto pare meno ampia delle attese.

Qualunque sia la natura del calo, è quasi certo che il gruppo non riuscirà a rispettare i target di vendita per il 2019, con il rischio di compromettere la già traballante situazione finanziaria: finora Tesla non ha ancora realizzato un solo dollaro di utile nonostante i miliardi spesi negli ultimi anni per realizzare quella che nei piani del visionario Musk si pone come la regina delle vetture elettriche. La società prevede di raggiungere la redditività nella seconda parte dell’anno, ma dopo i conti dei primi tre mesi, l’ipotesi sembra irraggiungibile. 

La situazione appare insostenibile. C’è chi parla di una ristrutturazione imminente per il gruppo, considerata come l’unica misura in grado di garantire la sopravvivenza dell’azienda. C’è chi pensa invece che Tesla possa entrare nel mirino di qualche casa automobilistica, magari europea, sulla scia anche dei colloqui in corso tra Fca e Renault che hanno rivitalizzato la fase di merger & acquisition che sta percorrendo il settore automotive. Oppure, considerando l’elevata tecnologia presente a bordo delle sue vetture, Tesla potrebbe attirare l’attenzione di un big dell’hi-tech. Si era parlato qualche tempo fa di un interesse da parte di Apple. 

L’ipotesi vendita fa emergere un enorme interrogativo: quanto può valere Tesla? I suoi asset hanno di certo un interesse strategico e anche il suo brand è abbastanza attraente. Nel suo complesso, però, la società sta bruciando capitali e non riesce a realizzare utili. Solo poche settimane fa il gruppo aveva legato la sua stessa sopravvivenza a una nuova iniezione di liquidità per 2,35 miliardi di dollari, di cui 750 milioni da raccogliere sull’azionario e 1,6 miliardi attraverso l’emissione di un bond convertibile.

Sono proprio le difficoltà finanziarie ad accendere i fari sulle difficoltà a sfondare sul mercato delle vetture elettriche, le cui barriere all’ingresso restano molto alte. Questo spiega la fase di alleanze tra aziende automobilistiche, ma anche tra gruppi delle quattro ruote e giganti della tecnologia, che hanno caratterizzato l’ultimo anno. Senza contare che Tesla ha sviluppato un know how all’avanguardia in questo campo, in grado di spiazzare la concorrenza. Non a caso, una recente ricerca sulle vendite di vetture elettriche nei prossimi anni assegnava la fetta più grande del mercato proprio al gruppo di Elon Musk.

Guardando all’oggi, però, la situazione resta critica. In una mail indirizzata ai dipendenti, Musk ha chiesto di tenere sotto controllo i costi e di prepararsi a consegne record di vetture nel secondo trimestre. I primi tre mesi hanno deluso ma, secondo il fondatore di Tesla, la colpa è stata del gruppo, incapace di realizzare consegne in maniera efficiente e in tempo. Per il trimestre in corso la società prevede di consegnare circa 90.000 vetture e conferma l’obiettivo di arrivare a un totale tra 360.000 e 400.000 auto per l’intero 2019.

Per spingere il mercato, il gruppo ha anche deciso di ridurre i prezzi di vendita della Model 3 in Cina, un paese su cui la società californiana ha puntato molto e dove a gennaio ha iniziato la realizzazione del mega impianto produttivo di Shanghai. La commercializzazione delle auto realizzante nella nuova fabbrica cinese dovrebbe avvenire nei prossimi 6-10 mesi e sono previste 5 versioni della Model 3 con prezzi da 328.000 a 522.000 yuan. 

Basterà tutto questo a salvare Tesla? I più critici sono gli analisti di Morgan Stanley che, qualche giorno fa, si sono spinti a ipotizzare un collasso delle azioni a 10 dollari, rispetto ai 180 dollari attuali. Il cuore del problema sarebbe la domanda di vetture elettriche, che secondo la banca d’affari sarà inferiore alle attese. Tesla, dunque, è cresciuta troppo rispetto alle aspettative di breve termine mettendo sotto pressione i suoi fondamentali, notano gli analisti. Sarà soprattutto il mercato cinese a tradire le attese, con vendite che saranno la metà di quelle indicate come target. Numerose le cause: le tensioni commerciali in atto tra Usa e Cina, l’ingresso di nuovi competitor sul mercato della green mobility, la debolezza dell’economia cinese. Un giudizio estremo quello di Morgan Stanley, non condiviso da altri analisti che, invece, vedono ancora del potenziale nel gruppo automobilistico creato da Musk.

Giuseppe Turani
Informazioni su Giuseppe Turani 46 Articoli
Giornalista economico e Direttore di "Uomini & Business". E' stato vice direttore de L'Espresso e di Affari e Finanza, supplemento economico de La Repubblica. Dal 1990 al 1992 è editorialista del Corriere della Sera, del mensile Capital e dei settimanali L'Europeo e Il Mondo. Ha scritto 32 libri.

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