La democrazia sopravviverà al 2024?

Il 2024 sarà ricordato come un anno storico per la sopravvivenza della democrazia. Più di metà della popolazione globale (oltre quattro miliardi di persone sugli otto totali) distribuita in 76 paesi voterà a livello nazionale. Il calcolo tiene conto anche delle elezioni per il Parlamento Europeo, che coinvolgono la popolazione di 27 stati, e quelle municipali o locali di diversi paesi, se organizzate per tenersi lo stesso giorno in tutto il paese. Ma anche includendo soltanto le elezioni parlamentari o presidenziali sono una quarantina gli stati dove si andrà al voto nel corso dell’anno.


In diversi casi saranno elezioni di enorme importanza a livello internazionale: è il caso delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti a novembre, ma anche di quelle a Taiwan, a metà gennaio, in Ucraina (forse) e in India in primavera. In Europa si cercherà di capire quanto è davvero forte la crescita del consenso dei partiti di estrema destra: sia in Belgio che in Austria, dove si voterà rispettivamente a giugno e in autunno, stanno andando forte partiti molto rigidi contro l’immigrazione. Altrove, soprattutto nei paesi non democratici, l’esito del voto è piuttosto scontato data l’assenza di un’opposizione e di libertà politiche: questo vale per Russia, Ruanda, Bielorussia, Iran e in misura ancora maggiore Corea del Nord.

Molte elezioni – come quelle in Indonesia, in India e probabilmente anche negli Stati Uniti – potrebbero essere accompagnate da proteste, violenze e accuse di brogli, al punto che la giornalista filippina Maria Ressa, premio Nobel per la Pace, ha recentemente detto a Politico che «entro la fine del 2024 sapremo se la democrazia [a livello globale] sopravviverà o meno».

Gennaio
Le prime elezioni dell’anno si terranno in Bangladesh, l’8 gennaio: si voterà per rinnovare i seggi dell’Assemblea nazionale, l’unica camera del parlamento del paese, e i principali partiti di opposizione hanno detto ai loro elettori di non andare a votare, per protesta. Molti esponenti dell’opposizione si trovano in carcere e quasi certamente la Lega Awami, partito della prima ministra uscente Sheikh Hasina, vincerà le elezioni per la quarta volta consecutiva.

Il 13 gennaio ci saranno sia le elezioni presidenziali che quelle parlamentari a Taiwan. Il tema centrale della campagna è il rapporto con la Cina, che considera Taiwan un proprio territorio e si rifiuta di avviare relazioni con paesi che abbiano rapporti formali con Taiwan, il cui nome ufficiale è Repubblica di Cina. È favorito il partito attualmente al governo, il Partito Democratico Progressista, che ha candidato il vicepresidente in carica Lai Ching-te dato che per legge la presidente Tsai Ing-wen, in carica da due mandati, non si può candidare a un terzo. Il Partito Democratico Progressista è di centrosinistra e ha una posizione piuttosto ostile nei confronti della Cina e vicina agli Stati Uniti: per questo ci si può aspettare che la Cina veda con molto sfavore una vittoria di Lai.

Ci sarà poi il secondo turno delle elezioni parlamentari in Bhutan (le quarte da quando il paese ha smesso di essere una monarchia assoluta, nel 2008) il 9 gennaio; le presidenziali alle isole Comoros (nell’oceano Indiano) il 14 gennaio; le parlamentari nella piccola isola di Tuvalu (nell’oceano Pacifico) il 26 gennaio e le presidenziali in Finlandia il 28 gennaio.

Febbraio
Il 7 febbraio ci saranno le elezioni presidenziali in Azerbaijan: inizialmente si sarebbero dovute tenere nel 2025, ma a dicembre il presidente Ilham Aliyev, che controlla il paese in modo autoritario dal 2003, le ha anticipate all’improvviso. Attualmente Aliyev è molto popolare per via della vittoria militare nel Nagorno Karabakh, repubblica separatista conquistata dall’esercito azero a settembre.

L’8 febbraio ci dovrebbero essere anche le elezioni parlamentari in Pakistan, paese che negli ultimi anni è stato colpito da varie crisi politiche ed economiche. L’ex primo ministro Imran Khan è stato rimosso nell’aprile del 2022 in seguito a un voto di sfiducia parlamentare, e il parlamento è poi stato sciolto a sua volta il 9 agosto dell’anno scorso. Da allora il paese è guidato da un governo provvisorio. Khan è attualmente in prigione per aver diffuso nel 2022 informazioni considerate segreti di stato, benché sostenga che le accuse a suo carico siano politiche: in ogni caso è improbabile che riuscirà a presentarsi alle elezioni. A questo si aggiunge il fatto che la commissione elettorale del Pakistan è stata recentemente accusata di aver modificato i confini delle circoscrizioni elettorali per favorire il ritorno al potere dell’ex primo ministro Nawaz Sharif. La data potrebbe però cambiare: il Senato ha appena approvato una mozione che chiede di posticiparle.

Il 14 febbraio in Indonesia, uno dei paesi più popolosi al mondo, ci saranno sia le elezioni presidenziali che quelle parlamentari: in tutto sono state presentate 250mila candidature per ricoprire 20mila cariche a tutti i livelli, dalla politica locale al parlamento. Il presidente uscente, Joko Widodo, negli ultimi anni è stato accusato di aver indebolito la democrazia e di usare il proprio potere per assicurarsi che il proprio successore prescelto, l’ex generale Prabowo Subianto, venga eletto alla presidenza.

Il 25 febbraio in Bielorussia ci saranno le elezioni parlamentari. Sono le prime che si tengono nel paese dopo le enormi proteste contro i risultati delle presidenziali del 2020, che durarono per mesi e portarono all’arresto di migliaia di persone. All’epoca il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, che controlla il paese in modo sempre più autoritario da quando è salito al potere nel 1994, era stato accusato di aver manipolato le operazioni di voto che il 9 agosto di quell’anno gli permisero di ottenere il sesto mandato presidenziale. Da allora Lukashenko ha consolidato il proprio potere, ordinando il bando o la dissoluzione di vari partiti d’opposizione: non ci si aspetta quindi che siano delle elezioni libere.

Lo stesso giorno si terranno le elezioni presidenziali in Senegal: l’attuale presidente Macky Sall ha confermato che non proverà a ricandidarsi per un terzo mandato, dopo che nel 2016 un referendum costituzionale ha vietato ai presidenti di svolgere più di due mandati.

Marzo
L’1 marzo ci saranno le elezioni parlamentari in Iran, le prime dalle grandi proteste per la morte di Mahsa Amini, la donna di 22 anni morta in carcere il 16 settembre 2022 dopo essere stata arrestata dalla polizia religiosa per non aver indossato correttamente il velo. In Iran, un paese che dal 1979 è governato da un regime autoritario islamico, le elezioni non sono considerate né libere né democratiche, soprattutto per il rigidissimo sistema di selezione dei candidati. C’è tuttavia un certo margine di dialettica interna, tra varie fazioni più o meno conservatrici o progressiste dentro al regime. Anche quest’anno, come già avvenuto in passato, una buona parte dei candidati moderati, riformisti o comunque appartenenti alle opposizioni è già stata esclusa. Al momento il parlamento è a maggioranza ultraconservatrice, in linea con la presidenza.

Il 4 marzo ci saranno le elezioni parlamentari in El Salvador. Il presidente Nayib Bukele ha confermato che si ricandiderà, anche se tecnicamente non potrebbe: la costituzione salvadoregna proibisce a un presidente in carica di ricandidarsi, ma la Corte costituzionale, i cui giudici sono stati tutti sostituiti irregolarmente da Bukele nel 2021 in quello che è stato definito un «colpo di stato tecnico», ha emesso una sentenza che lo rendeva possibile. Bukele, in carica dal 2019, è molto popolare in El Salvador, dove è apprezzato soprattutto per aver condotto un’efficace anche se discussa campagna contro le bande criminali, che avevano reso El Salvador il paese col numero di omicidi rispetto alla popolazione più alto al mondo. È dato in ampio vantaggio sugli altri candidati da tutti i sondaggi: è praticamente sicuro che sarà rieletto.

Il 10 marzo ci saranno le elezioni parlamentari anticipate in Portogallo. Sono state organizzate dal presidente Marcelo Rebelo de Sousa dopo le improvvise dimissioni del governo del socialista António Costa a novembre. Costa si era dimesso dopo che aveva scoperto di essere indagato per corruzione nell’ambito di un’inchiesta su presunte tangenti: è ancora possibile che sia riconfermato al governo e possa proseguire il programma di riforme economiche e sociali a cui stava lavorando.

Tra il 15 e il 17 marzo ci saranno le elezioni presidenziali in Russia: anche in questo caso è un evento considerato praticamente simbolico, dato che da anni il presidente Vladimir Putin, che governa il paese in modo autoritario, ottiene la schiacciante maggioranza dei voti. I membri dell’opposizione sono in larga parte in esilio o in prigione, e alcuni sono anche stati uccisi: alle elezioni negli ultimi anni si sono presentati perlopiù partiti d’opposizione “fasulli”, il cui ruolo è soltanto quello di dare l’impressione che ci sia un minimo di competizione. A ciò si aggiunge il fatto che quasi tutti i media del paese seguono esclusivamente la linea governativa, contribuendo a comunicare alla popolazione una narrazione propagandistica di quello che succede nel paese e nella guerra in Ucraina.

Non si sa ancora la data, ma a marzo dovrebbero tenersi anche le elezioni presidenziali in Ucraina. Il paese è ancora sotto legge marziale, e quindi le elezioni sono tecnicamente sospese fino alla fine della guerra: si sta però discutendo del fatto che organizzarle comunque sarebbe un segnale importante di tenuta della democrazia in un paese che è in guerra da quasi due anni.

Aprile
Tra aprile e maggio si terranno le elezioni parlamentari nel paese democratico più popoloso del mondo, l’India. Il primo ministro uscente, Narendra Modi, spera di essere eletto per un terzo mandato, ma negli ultimi mesi ventotto partiti di opposizione hanno formato una grossa lista di coalizione chiamata INDIA (Indian National Developmental Inclusive Alliance) con l’obiettivo di ottenere la maggioranza dei voti nella camera bassa del parlamento federale, la Lok Sabha.

Da una parte, Modi può contare sul fatto che nei dieci anni in cui è stato al governo l’economia del paese è cresciuta moltissimo e sul fatto che il suo partito – il BJP, che esprime una specifica corrente piuttosto autoritaria di nazionalismo indù – sia popolare negli stati dell’India settentrionale e centrale. Negli ultimi anni però è aumentata anche una certa opposizione interna al modo sempre più autoritario in cui Modi ha governato: oltre ad aver spesso criticato e provato a reprimere giornalisti indipendenti o anche solo critici del suo governo, manifestanti, dissidenti politici, membri dell’opposizione e la popolazione musulmana indiana, è molto criticato anche per la sua gestione della crisi in Kashmir.

Maggio
Il 5 maggio ci saranno le elezioni parlamentari a Panama; in Lituania le presidenziali saranno il 12 maggio; nella Repubblica Dominicana sia le presidenziali che le parlamentari saranno il 19 maggio.

Giugno
In Islanda le elezioni presidenziali saranno il 1° giugno: il presidente in carica, Guðni Th. Jóhannesson, nel 2020 era stato eletto con il 92 per cento dei voti, ma non si ripresenterà.

In Messico ci saranno le elezioni parlamentari il 2 giugno: al momento l’ex sindaca di Città del Messico Claudia Sheinbaum, leader dello stesso partito di sinistra di cui fa parte il presidente in carica Andrés Manuel López Obrador, Morena, è data come favorita. La sua principale avversaria è Xóchitl Gálvez, del partito conservatore PAN.

Tra il 6 e il 9 giugno ci saranno le elezioni per il Parlamento Europeo: si potrà votare in tutti e 27 gli stati che fanno parte dell’Unione Europea. È possibile che, rispetto alle elezioni del 2019, quello che verrà eletto sia un parlamento spostato a destra, in seguito a una campagna elettorale che in molti paesi sarà incentrata sulla richiesta di maggiore severità sull’immigrazione.

L’immigrazione sarà anche uno dei temi centrali della campagna in vista delle elezioni in Belgio, che saranno il 9 giugno: al momento il partito favorito è Vlaams Belang, “Interesse fiammingo”, partito di destra radicale presente soprattutto nelle Fiandre.

Luglio
Tra il 15 e il 16 luglio ci saranno le elezioni parlamentari e presidenziali in Ruanda. L’attuale presidente Paul Kagame, che guida il paese in modo autoritario dal 2000, ha annunciato a settembre la sua ricandidatura, resa possibile da un emendamento della costituzione che aveva ampliato il numero massimo di mandati. Kagame è andato al potere in Ruanda dopo il drammatico periodo del genocidio avvenuto nel paese nel 1994. Era al comando della milizia che depose il governo che guidava il genocidio, e per questo tra la popolazione è considerato una specie di “salvatore” del paese e nel corso degli anni ha stretto molti legami con i governi occidentali, ma è da tempo accusato di autoritarismo, repressione del dissenso e violazione dei diritti umani. Alle ultime elezioni, nel 2017, aveva ottenuto il 99 per cento dei voti.

Settembre
In Croazia ci saranno le elezioni parlamentari il 22 settembre e quelle presidenziali a dicembre.

In Austria si voterà per il parlamento il 30 settembre: anche lì ci si aspetta un buon risultato per il Partito della Libertà (FPÖ), un partito di estrema destra che ha governato in passato in coalizione con il Partito Popolare (ÖVP, centrodestra) dell’attuale cancelliere Karl Nehammer.

Ottobre
Il 6 ottobre si terranno le elezioni municipali in moltissime città del Brasile, tra cui São Paulo. Verranno osservate con attenzione per capire se il Partito dei lavoratori del presidente Luiz Inacio Lula da Silva riuscirà a ottenere delle vittorie contro il Partito liberale del predecessore di Lula, Jair Bolsonaro.

In Mozambico si voterà per il parlamento il 9 ottobre. Le elezioni si terranno in una situazione di grande instabilità, dato che il paese è minacciato da tempo da una milizia islamista che vuole prendere il controllo dei suoi giacimenti di gas naturale.

Novembre
Il 5 novembre ci saranno le elezioni presidenziali negli Stati Uniti: non si sa ancora ufficialmente chi saranno i candidati dei due principali partiti, dato che le primarie devono ancora cominciare, ma è quasi sicuro che il candidato Democratico sarà il presidente uscente Joe Biden ed è molto probabile che quello Repubblicano sarà l’ex presidente Donald Trump, la cui candidabilità è però in dubbio per via dei tanti casi giudiziari, anche federali, che lo coinvolgono. Tra le varie cose Trump è stato accusato di essere coinvolto direttamente nell’assalto al Congresso degli Stati Uniti, compiuto il 6 gennaio 2021 da alcune centinaia di suoi sostenitori con l’intento di fermare il processo di certificazione delle elezioni presidenziali del 2020, vinte da Biden.

Il 24 novembre ci saranno invece le elezioni presidenziali in Tunisia, in cui l’attuale presidente autoritario Kais Saied proverà a essere rieletto. Ma l’affluenza potrebbe essere molto bassa: nel gennaio del 2023 al ballottaggio delle elezioni parlamentari in Tunisia votò solo l’11 per cento degli elettori.

Dicembre
Il 7 dicembre ci saranno le elezioni presidenziali in Ghana, paese africano che sta attraversando una delle crisi economiche peggiori della sua storia.

A dicembre dovrebbero tenersi le elezioni parlamentari in Sud Sudan, le prime dall’indipendenza ottenuta dal Sudan nel 2011. Dovevano tenersi già nel 2015, ma sono state posticipate a lungo per via di un presunto tentativo di colpo di stato e delle costanti violenze che continuano a verificarsi nel paese. A fine dicembre la missione delle Nazioni Unite che si occupa di monitorare la situazione in Sud Sudan ha detto che il paese «non è nelle condizioni di tenere elezioni libere, giuste o sicure», data la crisi economica, l’instabilità climatica e un contesto politico estremamente fragile.

Lo stesso mese si dovrebbero tenere le elezioni presidenziali in Algeria. Il paese continua ad avere problemi di repressione del dissenso, della stampa e dei gruppi a favore di democrazia e diritti umani.

In data da destinarsi
Le elezioni parlamentari in Sudafrica sono previste tra la primavera e l’estate: potrebbe essere la prima volta dalla fine dell’era dell’apartheid, nel 1994, che il Congresso nazionale africano, lo storico partito di Nelson Mandela, non ottiene la maggioranza assoluta. Secondo i sondaggi l’Alleanza democratica, un partito di opposizione che si autodefinisce centrista e ha soprattutto candidati bianchi, potrebbe ottenere una buona porzione di voti, in un contesto di instabilità economica, alti tassi di criminalità e disoccupazione e aumento delle milizie xenofobe.

Le elezioni nel Regno Unito devono tenersi entro il gennaio del 2025, ma l’attuale primo ministro Rishi Sunak ha già detto che saranno nel 2024, anche se non ha ancora scelto una data. Secondo le previsioni degli esperti è molto probabile che il Partito conservatore, a cui Sunak appartiene, otterrà un pessimo risultato.

Nella seconda metà del 2024 si terranno poi le elezioni presidenziali in Venezuela, dopo che governo e opposizione hanno raggiunto un accordo che prevede la presenza di osservatori esterni e indipendenti, tra cui le Nazioni Unite e l’Unione Europea. Le elezioni del 2018, vinte dal presidente Nicolás Maduro, erano state considerate illegittime dall’ONU in quanto mancavano «le condizioni minime per considerarle libere e credibili». L’accordo con le opposizioni è arrivato con l’intento di ottenere un allentamento delle sanzioni statunitensi, che negli ultimi anni hanno aggravato una profonda crisi economica iniziata nel 2013. Nell’ultimo decennio il PIL del paese è calato del 70 per cento e 7 milioni di venezuelani, un quarto della popolazione totale, hanno lasciato il paese.

Non si sanno ancora le date delle elezioni parlamentari e presidenziali in Namibia, delle presidenziali in Sri Lanka e in Slovacchia e delle parlamentari in Togo.

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