L’ambizione smisurata di Calisto Tanzi, vittima e carnefice in un sistema malato

È morto da solo a 83 anni Calisto Tanzi. Vittima di un’ambizione smisurata, che lo ha portato prima a trasformare un piccolo salumificio di provincia in una multinazionale e poi a distruggere tutto con un crack che nel 2003 ha lasciato sul lastrico miglialia di risparmiatori. Nel mezzo, tra gli anni ’70 e ’80, Tanzi investì nella promozione commerciale dei propri marchi, con campagne pubblicitarie innovative e programmi di sponsorizzazione sportiva: dai campioni di sci alpino Gustav Thöni e Ingemar Stenmark, ai piloti di Formula 1 Niki Lauda e Nelson Piquet e alla scuderia Brabham.

Le origini dell’impero Parmalat

Tanzi era nato a Collecchio, il piccolo paese a due passi da Parma in cui poi ha costruito il suo impero, il 17 novembre 1938. Diplomato in ragioneria, ha interrotto gli studi alla morte del padre per sostituirlo nella direzione di una piccola azienda familiare di salumi e conserve.

Cavaliere del lavoro nel 1984 (poi declassato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano), ha investito nella sua città risorse ingenti per sponsorizzazioni e restauri. Aveva appena 22 anni quando fondò nel 1961 la sua impresa del latte prendendo la vecchia azienda del nonno, a conduzione familiare, e trasformandola in una multinazionale con oltre 130 stabilimenti in tutto il mondo.

Tutto comincia negli anni del boom economico da una piccola azienda alle porte di Parma. Nel 1973 il giro d’affari era pari a 20 miliardi di lire, saliti a ben 550 miliardi nel 1983.

La sua intuizione più geniale fu il Tetrapak. Tanzi inventò di fatto il latte a lunga conservazione conquistando il mondo.

Politici, imprenditori e, soprattutto, banchieri facevano la fila fuori alla sua porta. Tutti volevano fare affari con Calisto (che deriva dal greco Kallistos, ossia “bellissimo”), salvo poi abbandonarlo e far finta di non averlo mai conosciuto quando le inchieste giudiziarie lo travolsero.

La parabola Parmalat: dalla quotazione in borsa al crack

Negli anni Novanta arriva la quotazione in Borsa che di fatto nascondeva le prime difficoltà industriali e finanziarie. Ma da qui proseguirono le acquisizioni spericolate con un massiccio ricorso al credito e ai collocamenti obbligazionari che hanno coinvolto, e in molti casi ridotto sul lastrico, migliaia di piccoli risparmiatori.

Tanzi non sapeva dire no, soprattutto alle banche con cui era indebitato e che ciclicamente gli scaricavano società decotte da acquistare in cambio del mantenimento delle linee di credito.

Nella galassia di Calisto Tanzi girano una serie di società, come Parmatour, Parma Calcio, Odeon Tv, e quando mancano i soldi è la cassa di Parmalat a sborsare liquidi.

Le difficoltà maggiori per Tanzi cominciano nel 1999 quando acquisisce Eurolat dal gruppo Cirio di Sergio Cragnotti per un prezzo esorbitante, oltre 700 miliardi di lire, per consentire a Cragnotti di rientrare dei debiti con la Banca di Roma di Cesare Geronzi. Uno schema che, secondo gli inquirenti, si ripete anche quando nel 2002 Tanzi decide di comprare le acque minerali da Giuseppe Ciarrapico, anche lui indebitato con Banca di Roma.

Si pagano debiti contraendo altri debiti e nel 2003 Tanzi chiama al capezzale di Parmalat Enrico Bondi con lo scopo di risanare il gruppo ma il super-consulente subito si rende conto che Parmalat non potrà fare fronte al bond di 150 milioni di euro in scadenza di lì a poco.

Il 27 dicembre dello stesso anno Tanzi viene arrestato e comincia così, dopo l’avventura economica, anche la vicenda giudiziaria. A dicembre 2010 arriva la condanna a 18 anni di reclusione per un crac da 14 miliardi di euro.

Oggi ne parlano tutti male, il crack ha coperto anche le note positive, come l’intuizione del latte a lunga conservazione e lo sport come veicolo di promozione globale. Tanzi è stato vittima della sua ambizione e dei troppi “si” detti a destra e a manca. Il conto lo hanno pagato i risparmiatori, ma non quelli che con Tanzi hanno fatto affari d’oro.

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