Nella notte italiana, Wall Street accende i motori di SpaceX con la più grande quotazione in Borsa della storia: 75 miliardi di dollari raccolti, un valore di oltre 2 mila miliardi e un patrimonio personale del fondatore Elon Musk che frantuma ogni record: oltre mille miliardi di dollari.

Nelle stesse ore, però, dall’altra parte della frontiera tecnologica, Anthropic annuncia lo spegnimento globale di Fable 5 e Mythos 5, i suoi modelli di intelligenza artificiale più avanzati, dopo un ordine del governo americano che ne vieta l’accesso ai cittadini stranieri per ragioni di sicurezza nazionale.
Due notizie apparentemente opposte, ma unite dalla stessa evidenza: chi controlla il codice controlla il futuro che stiamo costruendo. Da una parte, il mercato premia con cifre astronomiche chi possiede razzi, satelliti, reti e capacità di calcolo. Dall’altra, un governo può ordinare di spegnere in poche ore un’intelligenza artificiale considerata troppo potente o troppo vulnerabile. Il codice non è più soltanto uno strumento tecnico: è diventato infrastruttura economica, leva geopolitica e questione di sicurezza nazionale.
Abbiamo sentiyo Piero Savastano, ricercatore, divulgatore tecnologico e ideatore del progetto Stregatto che ci racconta come – alle luce di questa rivoluzione – sta cambiando drasticamente il ruolo dei programmatori.
«Con il vibe coding», spiega, «possiamo ormai descrivere in linguaggio naturale ciò che vogliamo e lasciare all’intelligenza artificiale il compito di scrivere il programma. Ma questo non significa che la competenza umana scompaia. Si sposta più in alto: conta meno digitare ogni riga e molto di più progettare l’architettura, definire gli obiettivi, controllare i risultati e capire che cosa accade quando qualcosa si rompe. Il valore resta nella capacità di progettare un’architettura chiara prima ancora di scrivere il codice, almeno per ora ancora affidata a noi».
La grande sfida, dunque, non è decidere se le macchine scriveranno il software, visto che lo stanno già facendo, ma stabilire chi darà loro le istruzioni, chi controllerà ciò che producono e chi avrà il potere di premere il pulsante di spegnimento.
Ma che impatto avrà lo spegnimento dei modelli più avanzati di AI sulle imprese italiane?
Carlotta Silvestrini, fondatrice di Mudra SpA, parla della confusione con cui le piccole aziende italiane si sono avvicinate all’intelligenza artificiale e sostiene che lo spegnimento avrà un impatto relativo perchè la maggior parte degli imprenditori a malapena utilizza ChatGpt. Per le medie e grandi imprese, invece, che stavano sviluppando applicazioni basate su Flabe e Mythos l’impatto è notevole e difficilmente sarà possibile sostituire i modelli di Anthropic nel breve termine.
Tutti gli esperti concordano su un punto: la questione della sovranità digitale va affrontata con la massima priorità. L’Europa, e l’Italia di conseguenza, non possono più dipendere da tecnologie estere che i paesi proprietari possono bloccare o limitare in qualsiasi momento. E in ogni caso, pur potendo disporre e accedere liberamente a queste tecnologie, la sicurezza dei cittadini e delle imprese europee è a rischio.
L’unica soluzione possibile è sviluppare un modello di intelligenza artificiale interamente europeo. Per alcuni osservatori questo è ancora possibile, per altri è solo una chimera dato il gap tecnologico accumulato negli anni e gli enormi investimenti necessari.
Solo il tempo ci dirà se imprese e istituzioni sapranno vincere questa sfida o se resteremo il vagone di altre locomotive.
