Femminilità, tenacia e competenza. Marisa Bellisario, la prima donna manager che ha sfondato il Soffitto di Cristallo

Per il suo primo colloquio scelse un «vestito di vigogna grigia, il meno appariscente possibile, appena ravvivato dalle pieghe della gonna». Ma forse – rifletté anni dopo nell’autobiografia – «ancora troppo squillante» per quella mattina del 1959 in cui entrò per la prima volta alla Olivetti di Torino.

La carriera di Marisa Bellisario si basa sul perfetto equilibrio tra femminilità e rigore, civetteria e piglio gestionale. Piemontese classe 1935, fu la prima donna manager d’Italia, traguardo per cui circa 30 anni fa è nato il celebre premio che incorona quelle protagoniste della società in grado di far splendere la propria personalità anche in settori dominati dagli uomini.

Se gli obiettivi raggiunti da queste donne sono il risultato di anni di impegno e dedizione, le possibilità offerte loro dall’Italia si devono in buona parte alla figura di Marisa Bellisario, che ha spostato verso l’alto le ambizioni femminili e imposto all’attenzione di una cultura maschilista i meriti e le capacità del cosiddetto gentil sesso.

La stessa Bellisario amava ripetere che per «una donna fare carriera è più difficile, ma è più divertente». E la sua è stata una carriera fulminante basata su meritocrazia,competenza e dedizione per il settore dei computer, ancora poco conosciuto all’epoca e di conseguenza ancor meno accessibile per le donne. Maria Isabella Bellisario, questo il nome di battesimo, è morta nel 1988 a soli 53 anni.

Un tumore alle ossa ha interrotto la sua scalata verso il successo e le sue battaglie per la parità di cui aveva un’idea ben precisa: «Per una donna esiste il problema della credibilità, bisogna dimostrare che si è brave. Alla donna manca il diritto alla mediocrità, si arriva ad occupare posti importanti solo se si è bravissime. Quando ci saranno anche le mediocri, come avviene per gli uomini, vorrà dire che esiste la parità. Occorre quindi dimostrare che a uguali opportunità corrispondono uguali meriti».

Nata a Ceva, piccola città in provincia di Cuneo, la Bellisario si laurea in Economia e Commercio a Torino. Appena entrata alla Olivetti sfoggia grande talento nella pianificazione dei prodotti e mostra subito il physique du rôle del capo, nonostante qualche malumore di chi le stava intorno. «Un giorno – scrive nell’autobiografia – un collega mi disse: “Tu non hai problemi, perché come donna non diventerai mai dirigente, quindi nessuno vede in te un concorrente”. Sono diventata dirigente molto prima di lui».

Nel 1965, con la cessione della divisione elettronica Olivetti alla General Electric, si reca per la prima volta a New York e in breve tempo ottiene anche in America il pieno riconoscimento delle sue doti, tanto che nel 1979 viene nominata presidente della Olivetti Corporation of America. Alle riunioni americane della General Electric, dov’è spesso l’unica donna in sala, i colleghi si abituano a iniziare i discorsi con un simpatico «Marisa and gentlemen». Negli Usa era stata soprannominata The Legs, per le splendide gambe che metteva in mostra con le minigonne oppure nascondeva in larghi pantaloni da uomo.

Nel 1981 torna in Italia per affrontare un’altra grande sfida: resuscitare l’Italtel, il pesante carrozzone pubblico che raggruppa 30 aziende elettromeccaniche, in costante perdita di soldi ed efficienza. Il piano di ristrutturazione spaventa i sindacati e non convince la stampa, ma la dieta della Bellisario – che cambia 180 dirigenti su 300 e avvia nuovi progetti – riesce in poco tempo a trasformare un’azienda obsoleta in una realtà all’avanguardia che inizia a macinare guadagni, fino ad arrivare a un fatturato di 1.300 miliardi di lire. Un miracolo che le vale non solo la stima dell’industria italiana, ma anche il Premio di manager dell’anno 1986. Ma probabilmente la vittoria più grande per Marisa è stato vedere che, sotto la sua guida, le dipendenti laureate dell’Italtel passarono dal 5 al 27% dei laureati complessivi dell’azienda.

Sul finire degli anni Ottanta la Bellisario è ormai una manager italiana di grandissimo successo, conosciuta in tutto il mondo, presa come esempio nelle scuole, invitata nelle trasmissioni televisive e intervistata dalla stampa mondiale. In Italia però non tutti i muri del maschilismo sono caduti. Lo dimostrano i pregiudizi antifemminili della Fiat che si oppose fermamente alla nomina della Bellisario come amministratore delegato della Telit, il grande polo italiano delle telecomunicazioni che sarebbe dovuto nascere dalla fusione di Italtel e Telettra (azienda della stessa Fiat).

Superare le resistenze maschili di fronte alla possibilità di carriera delle donne è stato per Marisa un impegno costante e spassionato che l’ha portata anche a ricoprire incarichi politici. Fece parte della Commissione Nazionale per la parità tra uomo e donna, istituita nel 1984 dal presidente del Consiglio Bettino Craxi, ricoprendo il ruolo di presidente della sezione per la tecnologia, strumento che per lei rappresentava «il migliore alleato che la donna abbia mai avuto». Il Capo dello Stato Francesco Cossiga ammise all’epoca: «Il suo impegno è per la storia femminile un simbolo dell’affermazione della parità tra uomo e donna».

La Bellisario fu un orgoglio anche per il marito, Lionello Cantoni conosciuto da giovane alla Olivetti e rimasto al suo fianco per 28 anni, fino alla sua morte. È lui che nell’agosto del 1988 organizzò per Marisa un funerale «da persona importante» perché è così – disse – che lei avrebbe voluto essere salutata. Cantoni racconta di una donna dalle mille sfaccettature con la quale aveva un rapporto speciale: socievole e festaiola durante la settimana a Milano, pantofolaia nei week end in campagna. Sul lavoro era una leonessa, ma «quando arrivava a casa stanca morta era come una bambina. Se avevo un guaio, però, diventava una mamma premurosa. Ci sentivamo per telefono quattro volte al giorno e non abbiamo mai litigato».

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