Quando è la tua casa a inquinare

Efficienza e sicurezza energetica, sostenibilità ambientale e economia circolare: temi che interrogano anche la filiera dell’oil&gas nel delicato equilibrio tra costruito e ambiente. Perché è sempre più di attualità il dato che anche la casa inquina e una vera e propria rivoluzione dovrà interessare il patrimonio immobiliare e le opere infrastrutturali e avrà tra i suoi principali attori anche le società energetiche.

Esperti del settore, opinion leader, rappresentanti di Istituzioni e business community hanno analizzato gli aspetti principali legati all’innovazione energetica in Italia e in Europa. Dal miglioramento della qualità dell’aria attraverso l’efficienza energetica, all’importanza delle certificazioni energetiche degli edifici, per un’effettiva riduzione delle emissioni inquinanti, fino all’ultima analisi che evidenzia come le innovazioni tecnologiche, standard di consumo energetico elevati e strategie di azione coerenti possano contribuire a rigenerare il patrimonio immobiliare italiano.

Temi al centro del quinto focus “Rigenerare il patrimonio immobiliare: la rivoluzione energetica degli edificicurato dal gruppo di lavoro di The European House – Ambrosetti in collaborazione con l’“Osservatorio ENGIE dell’Innovazione Energetica”, che si concentra sugli edifici residenziali e, in seconda battuta, sugli edifici adibiti a uffici o dedicati al settore terziario senza considerare, se non marginalmente, gli edifici industriali.

Ne parliamo con il Project Leader, Lorenzo Tavazzi, Associate Partner e Responsabile Area Scenari e Intelligence di The European House – Ambrosetti.

Quali sono i punti chiave che emergono dall’Osservatorio dell’Innovazione energetica?

Il Rapporto ha messo in luce un aspetto spesso sottovalutato nell’analisi delle emissioni e dei consumi energetici italiani: il ruolo fondamentale che hanno gli edifici con il 40% dei consumi energetici di cui il 28% attribuibile al residenziale. Con oltre 12 milioni di edifici e circa 35 milioni di unità abitative adibiti a residenziale, in Italia l’incidenza di questo segmento è ai vertici in Europa (84% degli edifici esistenti sono residenziali a fronte del 76% francese e del 68% tedesco).

Non solo auto che inquinano ma anche case?

Esattamente: le emissioni provenienti dagli edifici sono estremamente significative. Inoltre, le recenti normative europee prevedono sì la definizione di edifici a energia quasi zero(i cosiddetti NZEB), ma tale categoria si applica solamente alle nuove costruzioni. Con un tasso di rinnovamento pari allo 0,7%, in Italia la chiave dell’efficientamento degli edifici passa quindi per il patrimonio esistente, in primis dei condomini urbani. Circa il 50% delle abitazioni insiste su edifici di oltre 40 anni, un tale dato sale a oltre il 75% nelle città metropolitane.

L’efficientamento del patrimonio immobiliare esistente passa anche attraverso le società energetiche. Quale può essere il loro ruolo?

Le società energetiche hanno un ruolo cruciale per rendere possibili gli interventi di efficientamento energetico nei grandi condomini, in quanto consentono di abbattere i costi di intervento iniziale attraverso l’acquisizione dei crediti d’imposta. Inoltre, per la parte di intervento non coperta da detrazione, le ESCo possono finanziare l’investimento che si verrebbe a ripagare con i risparmi generati dall’intervento stesso. In questo modo i costi per i condomini, vero ostacolo per l’approvazione degli interventi, possono essere ulteriormente ridotti.

La casa  4.0 che diventa un vero e proprio sistema integrato di filiere energetiche.

Quello che abbiamo definito “Casa 4.0” è esattamente un sistema integrato a livello orizzontale tra le diverse filiere, caratterizzato dall’interoperabilità dei vari dispositivi a esso connessi e capace di soddisfare i crescenti bisogni di vivibilità e sostenibilità che sono percepiti dai consumatori. È un concetto che riunisce il passaggio da “casa passiva” a “casa attiva”, l’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili, smart grid e interoperabilità dei sistemi. Si tratta di un sistema integrato che si andrà ulteriormente a rafforzare con il dispiegamento della rete 5G che fa dell’interoperabilità e della connessione dei diversi dispositivi la propria chiave di sviluppo.

Le normative comunitarie per l’efficienza energetica degli edifici partono già dai primi del 2000 e l’Italia è ancora indietro. Cosa può mutuare dagli altri Paesi europei?

Ogni Paese ha le proprie peculiarità in termini di patrimonio immobiliare. Sicuramente priorità d’azione per l’Italia sono l’allineamento deglistakeholder pubblici(Stato, Regione e Comune) per un’azione di armonizzazione delle regole e la definizione di un piano pluriennale per l’efficientamento energetico degli edifici. Tali azioni sono già state sviluppate da parte di molti competitori europei; la Germania infatti ha lanciato un piano simile già nel 2015 ed è quanto mai opportuno che anche l’Italia si muova in questa direzione.

Investimenti, incentivi e un Fondo di garanzia possono aiutare questo percorso di transizione?

Nel rapporto è stata evidenziata l’importanza dei meccanismi che agevolano la finanziabilità degli interventi che, come detto in precedenza, costituisce il maggiore ostacolo per gli interventi nei condomini urbani fortemente inefficienti. La definizione delle modalità operative del Fondo Nazionale Efficienza energetica, arrivata a gennaio 2019 a distanza di 4 anni dalla sua istituzione, è certamente un segnale di attenzione da parte del Governo ai temi dell’efficienza energetica.

Ma non è solo un problema di fondi. Occorre sensibilizzare cittadini e imprese?

Assolutamente sì, manca ancora una piena consapevolezza circa i benefici che sarebbero ottenibili attraverso l’efficienza energetica. Per questo motivo nel nostro Rapporto abbiamo sollevato l’opportunità di adottare un vero e proprio “libretto di manutenzione della casa” che informi l’utente degli investimenti necessari per mantenere la casa su livelli prestazionali elevati e, possibilmente, poter pianificare gli interventi di manutenzione nel tempo. 

Ci parli di qualche caso di best practice internazionale.

Con riferimento ancora alla programmazione pluriennale, troppo spesso trascurata in Italia, si può citare il caso della Danimarca, che ha introdotto per prima misure di efficienza energetica per gli edifici. Tali misure sono state riviste progressivamente al rialzo preparando l’industria del settore con quasi dieci anni di anticipo rispetto all’introduzione dei nuovi requisiti. Anche la Francia è un buon esempio di standard progressivamente migliorati nel tempo, come testimoniano le ottime performance del Paese nella costruzione di edifici che oggi rispettano gli standard delle emissioni quasi zero.

Ci sarà un seguito nella ricerca? E quali saranno i punti oggetto di riflessione?

Nell’ambito delle attività che, come The European House – Ambrosetti, stiamo portando avanti in questo periodo, abbiamo diverse iniziative che riguardano la transizione energetica, anche alla luce del dibattito in corso sul Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima. In questo senso, gli interventi per gli edifici sono un aspetto fondamentale per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni e di efficienza energetica fissati dal Paese.

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