Franchising, uno strumento spesso sottovalutato per fare impresa

Il franchising è un argomento che dalla metà degli anni ’90 è entrato sempre più nel lessico comune. Ma il franchising è un tema realmente conosciuto?

Parlare o scrivere o anche formulare o ricevere una consulenza in materia di franchising potrebbe sembrare “semplice”, ma di fatto e nella realtà l’argomento è veramente complesso.

Si tratta di una complessità che porta anche a ingenerare difficoltà per i non addetti ai lavori causata proprio dalla sempre maggiore diffusione di concetti, descrizioni e illustrazioni della materia esposte in forma (iper)semplificata e, non raramente, anche frettolosa.

Nel passato, il livello di superficialità aveva raggiunto una misura tale da richiedere un urgente intervento legislativo concretizzato nella Legge L.129 del 2004. Un intervento normativo che, pur utilissimo, è risultato parzialmente riuscito e non sufficiente al pieno raggiungimento dello scopo ricercato con la sua introduzione.

Pur passati molti anni dalla “disponibilità” di tale strumento per gli imprenditori e dalla introduzione della normativa specifica, in Italia continua a non aver pienamente manifestato gli effetti benefici che, invece, sono già “storia” in altri paesi, europei ed extraeuropei.

Sembrano passati dei secoli, ma mai come dalla fine degli anni ’90 le imprese di qualsiasi settore e di qualsiasi paese si sono trovate ad operare in una situazione caratterizzata da profondi cambiamenti di scenario e di mercato, passando dai vantaggi (e svantaggi) della c.d. globalizzazione alle crisi di varia natura (inclusa quella in corso). Una sempre maggiore necessità di prestare attenzione alla qualità e al servizio offerto, una sempre più forte contrazione dei cicli di vita dei prodotti, dei servizi, dei know how, delle nuove tecnologie. Complessità, instabilità e molteplicità sono gli attributi che hanno connotato e connotano l’ambiente di ogni sistema organizzativo.

Le aziende da tempo sono sottoposte ad una serie di tensioni che provocano profondi e veloci cambiamenti al loro interno e le pongono in relazione con gli ambienti circostanti in modo molto più intenso di quanto sia accaduto per molto tempo.

Profondi mutamenti tecnologici, sociali, competitivi, economici, richiedono aziende capaci di rispondere agli stimoli in maniera flessibile (anche territorialmente) ed efficiente allo stesso tempo, considerato che da circa 20 anni (Torri Gemelle) sembra esser presente una sorta di “crisi perenne” manifestata in continue variabili di varia natura e chiamando i protagonisti di un mercato sempre più difficile a dotarsi di strutture e di strategie forti e ben definite ma, allo stesso tempo, caratterizzati da flessibilità in grado di operare ed attuare tempestivamente i cambiamenti necessari.

E’ indubbio e facilmente riscontrabile, dati statistici lo dimostrano in moltissimi paesi: tra gli strumenti più efficaci e sempre più utilizzati, il franchising ha assunto e sta continuando ad assumere un ruolo fondamentale e in molti paesi costituisce un settore particolarmente tenuto in considerazione anche a livello istituzionale.

Proprio per questi motivi, operare in franchising non è più da considerare una sofisticata tecnica commerciale cui si indirizzano solo imprese di importante consistenza e dimensione o di antiche tradizioni o di imprenditori minori con un pizzico di spirito di avventura. Ormai una realtà diffusa.

Al contempo, occorre dire, proprio perché sempre più disponibile ad un più vasto numero di imprenditori, rischia di essere non ben attuato o non ben utilizzato o mal interpretato.

Sintetizzando molto l’argomento, possiamo sostenere che al franchising si accostano sempre di più, dal lato degli affilianti, imprese di dimensioni sempre più ridotte anche prive di grande tradizione, sia in termini di esperienza, sia in termini di mercato, in alcuni casi nate proprio per operare in franchising; inversamente, dal lato degli affiliati, talvolta la difficoltà di trovare lavoro, talvolta la necessità di trovare soluzioni economiche rigeneranti da parte di aziende in crisi, talvolta la necessità di ridurre i tempi di start up, così come la difficoltà di scegliere il business model idoneo, ecc. spinge molti giovani e meno giovani imprenditori (e aspiranti tali) a cercare “sicurezza” nell’attuale difficile mercato utilizzando proprio tale formula imprenditoriale studiata ed attuata da terzi.

Ecco perché il franchising non deve essere considerato solo un “sistema distributivo” moderno, come si ravvisa in svariate pubblicazioni e articoli sull’argomento. Certo si tratta, comunque, di un fenomeno economico, ma, mi permetto di aggiungere, anche sociale data la sua importanza nell’economia. Di certo non può e non deve essere considerato un fenomeno di moda, ma un serio volano che potenzialmente può costituire un modello di sviluppo per un nuovo o diverso modo di fare impresa, caratterizzato dalla necessità di flessibilità e di autonomia gestionale, tipiche del sistema di franchising: un vero e proprio strumento per la nascita e la crescita delle imprese, ossatura di tutte le economie moderne.

A prescindere, comunque, dalle motivazioni socio-economiche dell’interesse e dell’espansione del franchising in Italia, la caratteristica peculiare del settore, in ogni caso, richiede elevati dosi di chiarezza ed una particolare attenzione alla comprensibilità: il pericolo che corre chi vi si accosta, volontariamente mi ripeto, è quello di scontrarsi con l’improvvisazione o la superficialità.

Infatti, il franchising, proprio per le sue caratteristiche strutturali, ben si presta e ben si è prestato ad un uso “distorto”, con tendenza al “fraudolento”, ma anche chi, da potenziale affiliato, si è approcciato ed ancora di approccia al settore, chi viene a contatto per la prima volta con pubblicazioni specializzate o con manifestazioni dedicate al franchising, ha spesso l’impressione di entrare in uno strano ed abbagliante supermercato dove il prodotto offerto è un marchio o una attività e non vi è sufficiente riflessione sul fatto che la prima regola da attuare è evitare è di lasciarsi prendere dall’ansia del consumo, cioè dalla voglia di cogliere il primo franchisor dall’aspetto accattivante e di avviarsi trionfante alla cassa.

Al riguardo, inoltre, risulta rilevante anche un’ulteriore considerazione che riguarda l’importanza di quelle figure professionali che, in un tale scenario, non possono esimersi dall’essere protagonisti (e non solo “dietro le quinte”): i consulenti di quelle imprese che scelgono di operare in tale settore.

Non raramente si “sorvola” sul fatto che trattasi di un settore che richiede una forte, elevata e specifica specializzazione e preparazione professionale proprio per la complessità degli elementi che lo compongono.

Soprattutto nei casi di “costruzione della rete” (dal business plan al budget, dal settore vendite al marketing, dal finanziario all’amministrativo, dal fiscale al legale, dalla statistica alla logistica, ecc.) tale specializzazione si rende ancor più necessaria in quanto tali elementi hanno la necessità di essere conosciuti, dal “consulente di franchising”, non tanto per eseguirli in prima persona, ma certamente per essere coordinati e monitorati costantemente sin dall’inizio della business idea e, successivamente, dell’attuazione del progetto imprenditoriale.

Altrettanto accade in caso di “affiliazione ad una rete” con assistenza e consulenza ad un potenziale affiliato. La specializzazione e la preparazione sono elementi estremamente importanti, non solo per comprendere la reale opportunità e/o convenienza ad aderire ad una rete più o meno nota, ma anche per applicare correttamente (almeno) la minima attività di due diligence necessaria allo scopo, seppur non esista la garanzia di eliminare il rischio di impresa che è ovviamente presente in tutte le attività autonome.

Tutto questo non può essere pienamente ed efficacemente svolto se non si conoscono, con esattezza, ma con l’impossibilità di essere esaustivi, quali sono le caratteristiche peculiari, non solo del franchising stesso, ma anche di tutto il mercato di riferimento in generale, l’ambiente, le iniziative, gli strumenti, gli “attori” del mercato, la sua regolamentazione, le sue caratteristiche, ecc., comprese le quali, risulta poi più agevole proseguire nell’analizzare lo “strumento franchising” e comprenderne la delicatezza con la quale, tale strumento, deve essere utilizzato dalle aziende per la loro nascita, la loro crescita, il loro sviluppo e la loro espansione, obiettivi sempre più ricercati, ma che necessitano non solo di solide basi, ma di essenziali elementi per un consolidamento durevole che può essere ottenuto solo ed esclusivamente con un approccio altamente professionale come tutti i progetti aziendali.

Informazioni su Mirco Comparini 3 Articoli
Commercialista - Revisore Legale - Consulente al Franchising - Giornalista Pubblicista (Studio Comparini & Russo / Professional Group srl - Franchising Analysis)

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