La criptovaluta di Facebook parte in salita ma i partner di Zuckerberg potrebbero fare la differenza

Partono in salita le ambizioni da banchiere di Mark Zuckerberg. La nuova criptovaluta di Facebook non convince. A poche ore dalle presentazione ufficiale di Libra, arrivano le prime perplessità mentre il titolo a Wall Street cede l’1,3 per cento (pur mantenendo un solido guadagno di oltre il 43 per cento da inizio anno).

 Il ministro dell’economia francese Bruno Le Maire è stato molto esplicito. Durante una trasmissione radiofonica ha detto che Libra non sarà mai una valuta universale. «Ciò non può e non deve accadere», ha precisato.  

Preoccupazioni arrivano anche dal G7. Secondo quanto riporta il Financial Times, i 7 maggiori paesi del mondo si apprestano a convocare un forum – aperto anche ai banchieri centrali e agli esperti del Fondo monetario internazionale – per valutare i rischi sul sistema finanziario derivanti dall’introduzione di una moneta come Libra. Più possibilista, invece, il governatore della Bank of England, che intende capirne di più prima di chiudere le porte all’iniziativa. 

Una reazione tutto sommato attesa, a cui Facebook reagisce assicurando che fornirà alle autorità tutti i chiarimenti necessari man mano che il progetto prenderà forma.

La Libra vedrà la luce nel 2020. Inizialmente consentirà di inviare denaro agli amici tramite i servizi di messaggistica istantanea di Facebook, Instagram e Whatsapp ma l’utilizzo della moneta è destinato ad ampliarsi consentendo pagamenti di servizi e prodotti in tutto il mondo, a patto di avere una connessione internet ovviamente.  

A differenza dei Bitcoin e delle altre criptovalute, Libra sarà garantita da una “riserva” in valute reali e crediti bancari in grado di contrastare eccessive fluttuazioni del suo valore. Libra sarà inoltre protetta da eventuali frodi monetarie tramite una struttura blockchain e tutte le transazioni saranno gestite e registrate da una rete di nodi informatici e non dal server di una singola azienda o ente pubblico.

A gestire il tutto non sarà però Facebook ma un’organizzazione no profit denominata Libra Association, a cui hanno già aderito 28 nomi importanti della finanza e dell’industria tra cui Visa e Uber, ma anche MasterCard, PayPal, eBay, Vodafone, Iliad, Spotify, ecc… Facebook controllerà invece Calibra, un wallet digitale dove gli utilizzatori potranno conservare e scambiare la nuova valuta. Attraverso Calibra si potranno infatti inviare pagamenti in Libra agli amici attraverso lo smartphone, ma anche pagare il caffè al bar o le bollette e convertire la valuta in dollari.

La novità infatti è che Libra non sarà utilizzata solo su Facebook ma anche da molte altre aziende che stanno mettendo a punto servizi ad hoc su questa nuova valuta. Libra potrà essere utilizzata in tutto il mondo e, assicurano da Facebook, avrà bassi costi e basse commissioni. Bisogna vedere a questo punto cosa penseranno le autorità regolatorie. 

Giuseppe Turani
Informazioni su Giuseppe Turani 47 Articoli
Giornalista economico e Direttore di "Uomini & Business". E' stato vice direttore de L'Espresso e di Affari e Finanza, supplemento economico de La Repubblica. Dal 1990 al 1992 è editorialista del Corriere della Sera, del mensile Capital e dei settimanali L'Europeo e Il Mondo. Ha scritto 32 libri.

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