L’enoturismo pronto a ripartire per dare slancio al Made in Italy

Per le aziende vitivinicole italiane fortemente colpite dalla crisi generata dalla pandemia è tempo di guardare alle opportunità che il prossimo futuro offre per ripartire con il piede giusto: l’enoturismo è senza dubbio in cima alla lista.

I dati degli ultimi dieci anni in Italia parlano di un settore in forte crescita la cui evoluzione, seppure congelata dall’emergenza sanitaria, è destinata a riprendere appena la parentesi Covid19 sarà chiusa.

Dei viaggi annullati, rinviati, posticipati, una grande fetta era infatti destinata proprio a questo segmento che nel nostro paese si candida come traino per l’intero comparto del turismo.

I numeri dell’enoturismo in Italia

Il viaggiare per scoprire eccellenze vinicole di un territorio attraverso visite in cantina, partecipazione ad eventi e fiere inizia a diffondersi sul finire degli anni 90 come prerogativa di esperti e professionisti del settore, con gli appassionati che iniziavano appena ad affacciarsi a questo mondo. Oggi la base si è notevolmente allargata e lo scenario è cambiato.

Negli ultimi dieci anni vino e cibo sono diventati la principale voce di spesa dei turisti italiani e stranieri del nostro paese. Il budget destinato al loro acquisto per i turisti è superiore a quello dedicato a tutte le altre esigenze, compresa la sistemazione in albergo o B&B, con un giro d’affari complessivo per il comparto vitivinicolo italiano di circa 2,5 miliardi di euro annui.

Oltre il 45% dei turisti italiani e il 53% dei turisti stranieri nel 2019 ha scelto una destinazione guidato dalla motivazione della scoperta delle eccellenze enogastronomiche, dove per scoperta si intende non solo la degustazione ma la visita ai luoghi di produzione.

La crescita di questa tendenza per gli italiani è stata esponenziale se si pensa che nel 2016 la quota dei viaggi di questo tipo era del 21% ed è arrivata nel 2019, in soli tre anni, al 45%.

Tra gli stranieri in testa agli appassionati di storia e cultura enogastronomica ci sono i cinesi (81%), seguiti da messicani (73%), statunitensi e francesi (46%) e con in coda i britannici (42%).

Questo è il motivo per il quale nonostante la crisi determinata dalla pandemia che ha colpito il turismo italiano e mondiale, il segmento dell’enoturismo ha saputo accrescere il suo appeal grazie anche alla comunicazione digitale che ha tenuto in caldo l’interesse.

I Millennial trainano la crescita del settore

La crescita dell’enoturismo vede nei millennial il segmento più attivo e incisivo nel determinare la tendenza, considerato tra l’altro che anche nei diversi periodi di lockdown hanno mantenuto alto il consumo di contenuti a tema vino e cibo.

Nato tra il 1981 e il 1998, il turista millennial è principalmente single, più acculturato, e ricerca viaggi che gli permettano di scoprire il territorio attraverso incontri e cibo, vedendo nell’esperienza enoturistica non solo una gratificazione ma un mezzo per accrescere il proprio bagaglio di conoscenze.

Motivati da recensioni, video, informazioni in rete, ma anche da eventi come le degustazioni on line che molte cantine e associazioni di settore hanno organizzato, si ipotizza che riprenderanno a viaggiare prima degli altri in virtù di una maggiore propensione al rischio e quindi sono considerati come il target principale su cui puntare.

Come ridisegnare l’offerta in ottica enoturistica

Per trasformare la propria cantina in una wine destination bisognerà ridisegnare l’offerta facendo leva sulla componente esperienziale che è quella rispetto alla quale i pubblici sono più sensibili per effetto di una evoluzione economica, culturale e sociale. Questo significa che la semplice visita in cantina con escursione nel vigneto e degustazione oggi non è più sufficiente a soddisfare le aspettative.

È fondamentale creare una interazione con il territorio più coinvolgente e immersiva, far toccare con mano i mestieri e le pratiche della vigna e della cantina, rendere l’enoturista protagonista di una storia che abbracci le tradizioni e la cultura dei luoghi in senso più ampio.

Per fare tutto questo c’è bisogno di molto studio, di preparazione per poter gestire la relazione in modo innovativo, costruendo percorsi di impatto emozionale dove il territorio si fa palcoscenico e l’enoturista diventa l’attore principale e di anticipare questi contenuti attraverso i canali di comunicazione digitale che sono il vero punto di attrazione. Spazio quindi ad una creatività calata nei propri contesti di riferimento. Possibili esempi? Organizzazione di show cooking in cantina con focus sulle specialità del territorio e partecipazione di chef che ne sono massima espressione, mostre temporanee di artisti locali con tema cibo e vino, yoga trai filari o esperimenti relativi alle pratiche agronomiche, e la lista potrebbe facilmente allungarsi aprendosi alle collaborazioni con altri attori del territorio.

In più, considerato che l’emergenza Covid19 ha avuto un impatto molto forte, bisognerà porre l’accento anche su temi come la sicurezza, con valorizzazione degli spazi all’aperto e di quelli che possono garantire il distanziamento a scapito di quelli che potrebbero dare una percezione di rischio, rendendo disponibili dispositivi di protezione individuali laddove il turista ne fosse sprovvisto. Sarà quindi un ritorno su presupposti nuovi e considerato che ci apprestiamo ad uscire da una crisi anche economica, particolare attenzione andrà posta al formulare una offerta che garantisca un giusto rapporto qualità-prezzo.

Informazioni su Angela Petroccione 11 Articoli
Giornalista, esperta di comunicazione, muove i primi passi nel settore assicurativo per passare a quello politico istituzionale e al farmaceutico. La sua passione negli anni la porta a dedicarsi alla consulenza di marketing nel settore vinicolo. Racconta dei suoi viaggi e degustazioni in giro per l’Italia nel suo blog Visvino.